L’Anci ora contesta il dl Salvini. Ma chiedeva le stesse norme

Antonio Decaro, abbiamo un problema. Già, perché se il presidente dell’Anci oggi si è schierato al fianco dei sindaci ribelli contro il dl Sicurezza un tempo sull’iscrizione anagrafica dei migranti (tema al centro dello scontro Orlando-Salvini) non la pensava come oggi.

Partiamo dal principio. Ieri il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha sospeso l’applicazione del dl Salvini per quanto concerne il divieto all’iscrizione anagrafica per i migranti senza permesso di soggiorno. Il sindaco ha disposto la sospensione “per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica”. Alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi umanitari, infatti, i cittadini stranieri non potranno più iscriversi all’anagrafe.

Per Orlando, Decaro, De Magistris e compagnia questo ridurrebbe i diritti dei migranti e sarebbe addirittura “incostituzionale” e da disapplicare. Per il presidente dell’Anci, per dire, “le nuove norme mettono noi sindaci in una oggettiva difficoltà”. Quale? Quello di non sapere cosa fare con i migranti irregolari. “Se ai migranti presenti nelle nostre città non possiamo garantire i diritti basilari assicurati agli altri cittadini, né, ovviamente, abbiamo alcun potere di rimpatriarli – si chiede Decaro – come dovremmo comportarci noi sindaci?”.

Il fatto è che sull’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo solo due anni fa l’Anci (di cui Decaro era presidente) la pensava in modo diverso. I piccoli Comuni, infatti, rischiano di essere sovraccaricati da questo obbligo prima previsto e ora abolito dal dl Salvini. “Per questo – fanno sapere fonti del Viminale – un intervento di semplificazione era già stato sollecitato dall’Anci, nel febbraio 2017, in sede di adozione del decreto Minniti”. Il ministero dell’Interno avrebbe dunque “raccolto” quel “suggerimento” e dunque non comprende l’opposizione dell’associazione dei sindaci.

Peraltro, fanno sapere sempre dal Viminale, “la misura non riduce le tutele del richiedente asilo. L’accesso ai servizi previsti dal decreto e quelli erogati sul territorio sono assicurati dal luogo di domicilio”.

Intanto i sindaci italiani favorevoli al decreto Sicurezza hanno scritto una lettera a Decaro definendo “strumentale” l’utilizzo dell’Anci contro Salvini e chiedendo la convocazione gli organismi dell’associazione (il direttivo è così stato convocato per il 10 gennaio). Da Palazzo Chigi, per cercare di placare le polemiche, è stata fatta trapelare l’inclinazione favorevole ad un incontro tra governo e Anci sulla legge Salvini. Fermo restando che fonti di palazzo Chigi all’Agi ritengono “inaccettabile” la “violazione” della legge, ricordando che “il nostro ordinamento giuridico non attribuisce ai sindaci il potere di operare un sindacato di costituzionalità”. Dunque, “disapplicare una legge che non piace equivale a violarla, con tutte le conseguenti responsabilità”.

il giornale.it


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