I furbi dell’assegno? Faranno più carcere di ladri e assassini

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Uccidi qualcuno per sbaglio? Paghi meno del “furbetto” del reddito di cittadinanza.

L’ultima deriva giustizialista dei grillini ha i contorni parossistici. «Chi imbroglia si becca sei anni di galera per dichiarazioni non conformi alla legge»: Luigi Di Maio ha agitato così le manette minacciando coloro che useranno i soldi elargiti dallo Stato per fini considerati «immorali». Ma così facendo, il vicepremier non si accorge che mette in atto un’assurda diseguaglianza delle pene e uno squilibrio giuridico.

In pratica, seguendo i dettami pentastellati, se compri un televisore da Unieuro, se giochi alle slot machine o compri le sigarette, rischi di stare in gattabuia per un tempo maggiore di quello per cui ci starebbe, per esempio, un ladro. Avete capito bene. Già, perché la pena paventata dal ministro del Lavoro supera quella contemplata per oltre trenta reati che sicuramente non sono da meno in termini di gravità del delitto. A partire dal furto, ma non solo. Chi truffa, secondo l’articolo 640 del codice penale, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e da uno a cinque anni se la truffa è commessa a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare.

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Un «delinquente» del reddito minimo è punito più severamente di colui che abbandona un minore o una persona incapace di intendere e di volere; di colui che commette i reati di abuso d’ufficio, abuso edilizio, assistenza agli associati criminali, anche mafiosi. Il paradosso continua. Commetti atti osceni in luogo pubblico? Rischi soltanto una multa. Ma se gli atti osceni sono commessi all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano, secondo l’articolo 527 del Codice penale, la pena va da quattro mesi a quattro anni e sei mesi. E ancora: chiunque compie atti sessuali in presenza di persona minore di anni quattordici, al fine di farla assistere, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se un pubblico ufficiale compie un arresto illegale la pena contemplata arriva fino a tre anni. Se una persona viola un domicilio, anche con la violenza, deve scontare una pena da uno a cinque anni.

Metti in pericolo la sicurezza dei trasporti? Idem, da uno a cinque anni. Evadi dal carcere? Da uno a tre anni. Porto abusivo d’armi? Fino a tre anni. Lo stesso dicasi per il gioco d’azzardo, per chi commette lesioni colpose o personali non aggravate, omissione di soccorso, percosse, rissa, vilipendio delle tombe, violenza o minaccia a pubblico ufficiale e violenza privata. La lista potrebbe continuare. Se l’annuncio del vicepremier dovesse trasformarsi in realtà, non solo le carceri sarebbero intasate da migliaia, se non milioni, di nuovi detenuti, ma verrebbe sbilanciato tutto l’equilibrio penale. E il diritto diventerebbe rovescio.

IL GIORNALE.IT
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