Boccia molla Calenda e tende la mano a Salvini

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Roma Il flirt tra Lega e Confindustria fa «ingelosire» l’ex ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Da Breganze, in provincia di Vicenza, dove si tiene l’assemblea locale degli imprenditori, il numero uno di Confindustria Vincenzo Boccia tende la mano al ministro dell’Interno Matteo Salvini, più che al governo gialloverde: «Di questo governo crediamo fortemente nella Lega, è una componente importante, qui non si tratta di regionalità ma di risposte vere ai cittadini». Classico copione, endorsement governativo per incassare qualche dividendo nella manovra. Eppure Confindustria, che sembrava fino a ieri pronta a scendere i piazza, ora frena: Bccia spiega che «c’è un rapporto storico di molti nostri imprenditori con i governatori della Lega in Veneto, in Lombardia e in Friuli Venezia Giulia». «Una storia di complessità, di confronto serrato -aggiunge Boccia – che abbiamo con la politica locale e che ci aspettiamo che questo possa essere anche un’attenzione a livello nazionale. Non solo alle nostre questioni categoriali ma all’interesse di tutto il Paese». Parole che fanno infuriare l’ex ministro Calenda, che attacca Boccia a testa bassa: «La Confindustria è ufficialmente leghista. Chissà se le imprese credono anche nel piano B, nel trasformare l’Italia in una democrazia illiberale, nello spread fuori controllo. Mai un Presidente aveva fatto un endorsement così a un partito politico. Vergognoso».

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Eppure, Calenda è stato il ministro più «amato» dagli industriali. Appena 4 mesi fa, il 23 maggio 2018, il manager «pariolino» fu acclamato e applaudito al pari di una star all’assemblea nazionale di Confindustria. Oggi il vento del potere soffia in un’altra direzione e Boccia non teme di affondare il colpo contro l’esponente del Pd: «Lui ha parlato di una Confindustria appiattita e non ha avuto parole tenere nei nostri confronti. In realtà Calenda non è neanche in grado di organizzare una cena a casa sua con i compagni di partito». L’ex ministro ribatte: «Caro Boccia io ho organizzato impresa 4.0, Piano Made in Italy, Strategia Energetica Nazionale, norma sulle imprese energivore. Prendere lezioni da chi organizza solo cene e convegni e ha quasi fatto fallire l’unica azienda che possiede, il Sole24ore, mi sembra troppo».

Lo scontro Calenda-Boccia agita la vigilia del raduno a Roma del popolo dem contro il governo. Una chiamata all’armi che però rischia di sparare a salve. Il giorno della mobilitazione arriva con un tempismo perfetto: all’indomani del via libera al Def che anticipa una manovra choc con aumento del debito per finanziare le promesse elettorali. Il Pd tenterà di contrastare la manovra pentaleghista, trovandosi, però, in una posizione, politicamente, molto debole e piena di contraddizioni. Accusare il governo Conte di finanziare con il deficit le mance elettorali equivale a sconfessare i governi Renzi e Gentiloni. Che hanno seguito identica strada. In piazza del Popolo ci sarà anche Calenda, che rispetto a Renzi e Martina, ha una prospettiva diversa per il Pd: nuovo partito e leadership nelle mani di Paolo Gentiloni.

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