Il ritorno di Viganò: tutte le nuove accuse a Papa Francesco

Monsignor Carlo Maria Viganò era dato per disperso da buona parte della stampa. Dopo l’attacco sferrato nei confronti del pontefice – i lettori ricorderanno la pubblicazione del memoriale composto da undici pagine tramite cui ha chiesto le dimissioni di Papa Francesco – l’ex membro del Governatorato del Vaticano sembrava aver scelto la strada del silenzio.

Nella serata di ieri, invece, il blog del noto vaticanista Aldo Maria Valli ha pubblicato un testo, fatto arrivare al giornalista “dalla località segreta” in cui Viganò abita. E la firma posta alla fine di questo nuovo documento, ancora una volta, è quella del “grande accusatore”.

All’interno di quello che è ormai stato definito il “dossier Viganò”, l’ex nunzio apostolico della Santa Sede per gli Stati Uniti aveva in qualche modo sostenuto che Bergoglio fosse a conoscenza dei “comportamenti inappropriati” del cardinal McCarrick, lo stesso porporato che è poi stato ‘scardinalato’ dal pontefice argentino. In sintesi: Viganò pare ritenere che il papa della Chiesa cattolica abbia coperto un cardinale responsabile di abusi. Per dirla ancora meglio: Viganò sostiene che Papa Francesco fosse a conoscenza delle sanzioni inflitte da Ratzinger a Viganò. Ma lo stesso ex arcivescovo di Buenos Aires non avrebbe mai dato seguito a quanto disposto dal suo predecessore.

Leggendo sul blog di Valli, si apprende che il monsignore adesso scrive: “È trascorso ormai un mese da quando ho reso la mia testimonianza, unicamente per il bene della Chiesa, di quanto avvenuto nell’udienza con papa Francesco il 23 giugno 2013 e al riguardo di certe questioni che mi è stato dato di conoscere negli incarichi che mi furono affidati in Segreteria di Stato e a Washington, con relazione a coloro che si sono resi responsabili di aver coperto i crimini commessi dal già arcivescovo di quella capitale”. Viganò, nel memoriale pubblicato un mese fa, ha dichiarato di aver comunicato a Bergoglio, proprio durante quell’udienza, le decisioni prese da Ratzinger rispetto al “caso McCarrick”, cioè la condanna a una vita di preghiera e penitenza.

Poi, dopo altri passaggi di queste nuove dichiarazioni, la parte più “dura”: “Né il papa, né alcuno dei cardinali a Roma hanno negato i fatti che io ho affermato nella mia testimonianza. Il detto “Qui tacet consentit” si applica sicuramente in questo caso, perché se volessero negare la mia testimonianza, non hanno che farlo, e fornire i documenti in supporto della loro negazione. Come è possibile non concludere che la ragione per cui non forniscono i documenti è perché essi sanno che i documenti confermerebbero la mia testimonianza?”. Papa Francesco, scegliendo di tacere, avrebbe acconsentito. Viganò pare un fiume in piena e muove anche altre accuse: “Ma c’è di più: l’aver coperto McCarrick – continua – non sembra essere stato certamente un errore isolato da parte del papa. Molti altri casi sono stati recentemente documentati dalla stampa, mostrando che papa Francesco ha difeso preti omosessuali che hanno commesso gravi abusi sessuali contro minori o adulti. Incluso il suo ruolo nel caso del padre Julio Grassi a Buenos Aires, l’aver reinstallato padre Mauro Inzoli dopo che papa Benedetto lo aveva rimosso dal ministero sacerdotale (fino al momento in cui è stato messo in carcere, e allora a questo punto papa Francesco lo ha ridotto allo stato laicale), e per aver fermato le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy O’Connor”. Il pontefice argentino, insomma, non solo non avrebbe insabbiato solo il caso relativo a Theodore McCarrick, ma avrebbe persino difeso “preti omosessuali” responsabili di “gravi abusi”.

Infine Viganò chiama in causa un altro cardinale, quel Marc Ouellet che ha da poco definito una “grave offesa” l’attacco mosso contro il Santo Padre: “All’inizio del pontificato di papa Francesco – prosegue l’ex nunzio parlando del porporato canadese – aveva mantenuto la sua dignità, come aveva dimostrato con coraggio quando era arcivescovo di Québec. Poi, invece, quando il suo lavoro come prefetto della Congregazione per i vescovi è stato virtualmente compromesso perché la presentazione per le nomine vescovili da due “amici” omosessuali del suo dicastero passava direttamente al papa, bypassando il cardinale, ha ceduto. Un suo lungo articolo su L’Osservatore Romano, in cui si è schierato a favore degli aspetti più controversi dell’Amoris Laetitia, ha rappresentato la sua resa. Eminenza – ha concluso Viganò -, prima che io partissi per Washington, lei mi parlò delle sanzioni di papa Benedetto nei confronti di McCarrick. Lei ha a sua completa disposizione i documenti più importanti che incriminano McCarrick e molti in curia che li hanno coperti. Eminenza, le chiedo caldamente di voler rendere testimonianza alla verità!”. Viganò domanda a Ouellet di tirare fuori delle presunte carte, quelle che confermerebbero la sua versione dei fatti.

Bergoglio, dopo l’emersione del memoriale, aveva chiesto ai giornalisti di analizzare il dossier. Sono emerse almeno alcune incongruenze temporali. Oltre al fatto che McCarrick venisse presentato da Viganò come “l’uomo che tutti noi amiamo”. Il pontefice della Chiesa cattolica aveva sintetizzato, per mezzo di questa frase, il suo giudizio sull’intera vicenda: “La verità è mite, la verità è silenziosa, con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione, l’unica strada da percorrere è quella del silenzio e della preghiera”.

Su questo nuovo documento aleggia già un mistero: è stato pubblicato il 27 settembre. Ma alla fine del testo si legge 29 settembre 2018.

IL GIORNALE.IT

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