Giorgia Meloni: “Alle regionali scopriremo se Salvini è ancora un amico”

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Nel centro storico della bella e maltrattata Ferrara, Giorgia Meloni chiude la Festa Tricolore del suo partito (Fratelli d’ Italia) con un messaggio di guerra all’ Europa oligarchica e un mezzo monito all’ alleato (o ex?) Matteo Salvini: «L’ anno prossimo, alle elezioni per il rinnovo dell’ Europarlamento, andrà in scena la battaglia finale tra chi sta con il popolo e chi con le élite. Nulla sarà più come prima». Ma come ci si arriverà, visto che il vecchio centrodestra è morto? «Lo scopriremo presto, già alle prossime regionali e amministrative, a cominciare dal voto in Basilicata e Abruzzo».

Il test di novembre – Non manca molto: calendario alla mano, il momento della verità potrebbe giungere a novembre. «E vedremo – dice Giorgia – se l’ alleanza tra Lega e Cinque stelle sarà diventata strategica oppure no». Ma può bastare fingere che tutto sia rimasto identico alla vigilia del 4 marzo? «No. E infatti noi di Fratelli d’ Italia, insieme ad alcuni amici di Forza Italia come il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ci stiamo attrezzando per mettere in campo un progetto di centrodestra rinnovato, coerente con i nostri valori e in linea con le aspettative del nostro elettorato maggioritario in Italia».

A differenza del berlusconiani, Giorgia non teme alcuna opa ostile da parte di Salvini – «ho tra le mani un sondaggio molto credibile secondo il quale gli unici partiti in crescita in questo momento siamo noi e la Lega» – e anzi suscita applausi fragorosi quando, a proposito del caso Diciotti, difende il ministro dell’ Interno e denuncia «la folle iniziativa giudiziaria contro di lui da parte di una procura che sembra voler fare campagna elettorale involontaria per Salvini. E nel silenzio generale di una magistratura non ha mai detto una parola sul favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina praticato per anni dalla sinistra al governo».

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Ciò detto, lo schema difensivo contro gli sbarchi per Giorgia resta sempre lo stesso: «Blocco navale senza riserve. E guardate che l’ amico Viktor Orban si aspetta proprio questo da noi, non che insistiamo come Renzi nel chiedere a lui o ad altri paesi europei di prendersi i migranti in eccesso stanziati in Italia».

Altro tema cardine, la tenuta dei conti pubblici, il rapporto con i vertici europei, il vento di tempesta finanziaria in arrivo. «Non credete allo spread!», dice Giorgia ad alta voce, «non fidatevi di chi resuscita a intermittenza la scarsa fiducia dei mercati ogni qual volta ha interesse ad abbattere un governo legittimato dal voto popolare»

Le scappatelle altrui – Sta forse difendendo l’ esecutivo gialloverde? «No, difendo la sovranità della mia Patria, la sua messa in sicurezza economica, il suo diritto di spendere soldi in deficit per le infrastrutture di cui beneficeranno i nostri figli e non per un reddito di cittadinanza parassitaria. E lo faccio nello stesso modo in cui voglio proteggere i nostri confini dall’ ipocrisia dei finiti europeisti come Emmanuel Macron; quelli che predicano la società aperta, eurofila e inclusiva ma poi destabilizzano il nord Africa per un puro e sciovinista profitto economico da ottenere ai nostri danni».

Se non salta tutto prima, l’ anno prossimo si deciderà se e come riformulare la governance europea, nel frattempo qualcuno nel Pd fa le prove generali per un Fronte repubblicano anti populista, magari con Forza Italia dentro. Giorgia pensa a Carlo Calenda, si capisce subito, e sorride: «Noi siamo rimasti fermi nel cuore di destra del centrodestra. Gli altri, Berlusconi e Salvini, si sono concessi le loro scappatelle. Li aspettiamo qui, per continuare a vincere».

 

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