Il conflitto di interessi accuratamente nascosto

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Oggi avrei voluto scrivere sul Decreto Dignità, come l’ha battezzato Luigi Di Maio.

Ma Marco Travaglio ha fatto un commento che condivido in pieno, e non mi sembra il caso di ribadirne i contenuti.

Vorrei sottolineare un aspetto, da lui affrontato, ma che merita un faro di attenzione particolare in quanto mette a nudo il conflitto di interessi dei proprietari dei giornaloni (ovvero del ‘Giornale Unico Rosicante’ intelligente neologismo di Travaglio che racchiude Corriere, Repubblica-Stampa, il quasi spento Sole 24 Ore, Il Giornale, il Messaggero) e ne svela la trasudante oleosa ipocrisia.

I commenti provenienti da questa sedicente stampa libera, che della parola libertà ha conservato solo l’aspirazione a fare profitti ‘in libertà’ nonostante la loro pochezza industriale, non lasciano scampo al decreto del governo, bollato in toto senza remissione: nulla da salvare!

Ma loro fanno di tutto per nascondere ciò che davvero li preoccupa: la possibilità di attingere a mani basse a giovani laureati di belle speranze, ma attualmente disperati, da utilizzare nelle redazioni dei giornali a pochi spiccioli al giorno: finita la pacchia anche per loro!

Con il Decreto Di Maio a queste persone viene appunto restituita dignità: ad essi viene ingiunto di fare il lavoro sporco contro i 5 Stelle, loro non si sottraggono perché non ne hanno la forza e non sarebbe giusto rimproverarli perché in stato di necessità (sebbene questi ragazzi dovrebbero riflettere sul fatto che se i padri della Resistenza- loro mito, giustamente- avessero agito come loro, il regime fascista sarebbe oggi ancora in piedi).

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Ma da ora in poi quel Decreto gli da la possibilità di tutelare meglio i loro interessi. I loro diritti sociali. Potranno continuare a essere la manovalanza armata delle redazioni pluridecorate e con super stipendi contro chi li ha riscattati dai soprusi, ma la loro coscienza si metterà a gridare e sarà difficile farla tacere.

Ma di questo vero e proprio conflitto di interessi degli editori, non troverete traccia, neanche ve lo lasciano immaginare. I commentatori lautamente pagati hanno fatto bene il proprio lavoro di depistaggio!

Voglio concludere con una nota che solo apparentemente non c’entra nulla con l’argomento ora trattato.

Mi interessa solo farvi notare il titolo di questo articolo e l’incipit di apertura: in Russia dovranno rimanere registrate per sei mesi telefonate, messaggi in funzione antiterrorismo.

Con la solita vomitevole ipocrisia, sembrerebbe che la norma sia orientata contro gli oppositori politici, come se la Russia fosse territorio esente dal terrorismo.

Ma la seconda osservazione rasenta l’evidenza di una gaffe o addirittura di una fake: anche in Italia esiste una legge analoga. Non parliamo poi di Usa, GB, Francia e Germania, dove la legislazione è notevolmente più incisiva e invasiva, dove la privacy è stata praticamente eliminata.

E così muore il giornalismo italiano.

 

 

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