Il missile Oreshnik su Kiev, così Putin alza il ricatto nucleare contro l’Europa

Nella notte, Mosca ha sferrato un attacco senza precedenti contro la capitale ucraina, segnando un nuovo capitolo nella guerra in corso e nella strategia di intimidazione del Cremlino. Con un’offensiva di dimensioni eccezionali, sono stati lanciati circa novanta missili e circa seicento droni, in quello che viene descritto come uno dei raid più devastanti dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina.
Il momento clou dell’attacco è stato l’uso del missile balistico Oreshnik, un’arma concepita per colpire anche le capitali europee e capace di rilasciare testate multiple dall’esterno dell’atmosfera. Sebbene non siano state impiegate testate nucleari, il messaggio politico e militare è stato chiarissimo: Putin intende mostrare all’Europa che la minaccia non riguarda più soltanto l’Ucraina, ma si estende ai principali centri urbani del continente.
L’Oreshnik è stato lanciato contro l’area di Bila Tserkva, a circa ottanta chilometri da Kiev. Secondo le ricostruzioni, l’ordigno si è diviso in più vettori, precipitando a velocità elevatissima e dimostrando una potenza più simbolica che militare, grazie alla sua capacità di colpire obiettivi fortificati con energia cinetica. La stessa Putin ha presentato questa arma come capace di colpire bersagli fortificati senza l’uso di testate nucleari, ma con un messaggio di forza e intimidazione rivolto all’Europa.
Le reazioni europee sono state immediate e dure. Kaja Kallas, responsabile della diplomazia dell’UE, ha definito l’attacco come una forma di intimidazione politica e di ricatto nucleare. Parigi e Berlino hanno parlato di una chiara escalation, mentre il governo italiano, rappresentato da Giorgia Meloni, ha condannato il raid e ribadito il sostegno all’Ucraina. L’uso dell’Oreshnik serve a ricordare che la Russia dispone di strumenti capaci di minacciare direttamente città come Varsavia, Berlino, Parigi, Londra e Roma.
L’attacco si inserisce in una fase delicata del conflitto, caratterizzata da difficoltà sul terreno per le forze russe, in particolare nella regione di Zaporizhzhia. Mosca ha dichiarato di aver reagito a un bombardamento ucraino nel Donbass, ma Kiev nega di aver colpito obiettivi civili, sostenendo di aver preso di mira strutture legate ai droni. Sullo sfondo, le incursioni ucraine contro industrie e impianti petroliferi russi hanno evidenziato le crepe nel sistema difensivo di Mosca e messo in discussione la narrazione di invulnerabilità costruita da Putin.
La notte a Kiev è stata segnata da esplosioni, incendi e distruzioni diffuse: decine di edifici sono stati colpiti, vetri infranti e un grande centro commerciale avvolto dalle fiamme. Il bilancio provvisorio parla di quattro morti e circa ottanta feriti. Particolarmente drammatico il crollo di uno degli accessi alla metropolitana, dove molte persone avevano cercato rifugio, trasformando il luogo di protezione in un’altra scena di paura e caos. La contraerea ucraina ha mostrato le sue limitazioni, con una scarsità di intercettori Patriot, gli unici in grado di contrastare efficacemente i missili balistici russi.
L’arsenale impiegato dalla Russia è stato vastissimo: missili Zirkon, Kinzhal, Iskander, KH101, Kalibr e l’Oreshnik, una pioggia di fuoco pensata non solo per distruggere, ma anche per comunicare un messaggio di potenza e intimidazione all’Europa. In questa strategia, Kiev rappresenta il teatro delle operazioni, ma il vero obiettivo è il cuore delle capitali europee, in un tentativo di destabilizzare e mettere in discussione la sicurezza continentale.
L’attacco di questa notte segna un ulteriore passo nella escalation del conflitto, con Mosca che sceglie di mostrare i muscoli e di lanciare un messaggio chiaro: la guerra non si limita più ai confini dell’Ucraina, ma si estende come una minaccia diretta alle capitali europee, alimentando tensioni e preoccupazioni tra gli alleati occidentali.




