Minetti diffida il Fatto Quotidiano: «Basta notizie false». Ma il Quirinale chiede chiarimenti e la Procura apre nuove indagini

Una grazia concessa per motivi umanitari, un bambino malato e una serie di domande che ora tornano a pesare. Il caso di Nicole Minetti, che sembrava chiuso dopo il provvedimento firmato dal Quirinale nei mesi scorsi, si è riaperto con nuovi dettagli. E nelle ultime ore si è ulteriormente complicato su tre fronti distinti: Minetti passa alle vie legali contro il Fatto Quotidiano, il Quirinale chiede chiarimenti al ministero della Giustizia, e la Procura Generale di Milano ottiene il via libera per nuovi accertamenti.

Tre fronte aperti contemporaneamente. Tre istituzioni in movimento su una vicenda che formalmente era archiviata. Il caso Minetti non è chiuso.

Minetti rompe il silenzio: «Basta notizie false, chiamati gli avvocati»

L’ex consigliera regionale lombarda ha scelto la linea dura. Secondo quanto riportato da Open, Minetti ha dichiarato di aver incaricato i suoi legali di procedere con una formale diffida nei confronti del Fatto Quotidiano e dei giornalisti coinvolti, «dalla diffusione di ulteriori notizie false, diffamatorie e lesive». Ha anche dato mandato di avviare «opportune azioni legali nelle sedi competenti» e ha chiamato in causa le autorità perché «venga fatta piena luce sulla vicenda» e vengano tutelati «i dati sensibili e i propri familiari».

Il riferimento è agli articoli pubblicati nelle ultime ore dal quotidiano di Marco Travaglio. Il primo, uscito sabato 25 aprile, ricostruiva presunti incontri a Maldonado, in Uruguay, nella villa e sullo yacht del compagno Giuseppe Cipriani: secondo il Fatto, Minetti avrebbe organizzato «sere di sesso a pagamento, anche con le visite di Epstein e Campbell», scegliendo «le ragazze, gli abiti ed il parrucchiere». Minetti nega con forza tutto questo.

Il secondo articolo, pubblicato oggi 27 aprile, torna invece sulla grazia «umanitaria» concessa dal Quirinale, legata alla storia di un bambino descritto come abbandonato e bisognoso di cure urgenti.

Il bambino, la madre scomparsa, l’avvocata carbonizzata

È la parte più inquietante della ricostruzione del Fatto Quotidiano. Secondo gli atti giudiziari consultati dal giornale, i genitori biologici del bambino risulterebbero ancora in vita, sebbene in condizioni di indigenza — e non privi di famiglia come descritto nell’istanza di grazia. La madre biologica, in particolare, sarebbe scomparsa nel febbraio 2026, quattro giorni dopo la pubblicazione della prima inchiesta sul caso.

Nessun elemento collega ufficialmente la sua scomparsa alla vicenda Minetti. Ma la coincidenza temporale è innegabile, e le autorità uruguaiane hanno emesso un avviso di ricerca nazionale per rintracciarla.

Ancora più pesante è un altro dettaglio: l’avvocata che in passato aveva difeso quella stessa madre non è più in vita. È morta nel 2024 insieme al marito, anch’egli avvocato, in un incendio che gli investigatori uruguaiani hanno descritto come sospetto. La donna era deceduta mentre Minetti aveva avviato una causa per ottenere l’affidamento del bambino.

Al momento non esistono prove che colleghino direttamente questi episodi alla vicenda Minetti. Ma il contesto — una madre scomparsa, un’avvocata morta in un incendio sospetto, una causa di affidamento in corso — rende la storia molto più complessa di quanto apparisse inizialmente.

Il viaggio a Boston senza documenti e i medici che negano

Un altro passaggio controverso riguarda il viaggio negli Stati Uniti. Nell’istanza di grazia si sosteneva che già nel 2021 Minetti e Cipriani avessero accompagnato il bambino a Boston per un delicato intervento chirurgico. Il problema, secondo i documenti citati dal Fatto, è che in quel momento la coppia non avrebbe ancora avuto i pieni diritti legali sul minore. Come ha potuto il bambino lasciare l’Uruguay per entrare negli USA? Secondo alcune testimonianze raccolte dal giornale, il trasferimento potrebbe essere avvenuto attraverso il jet privato utilizzato per i continui spostamenti internazionali legati alla tenuta di Punta del Este.

E poi c’è il nodo dei documenti medici. I presunti pareri di medici italiani che avrebbero consigliato il trasferimento negli Stati Uniti non risulterebbero allegati in modo completo all’istanza. Alcuni dei medici menzionati avrebbero dichiarato di non aver mai visto quei documenti. Il che pone una domanda secca: chi ha verificato nel dettaglio il contenuto dell’istanza prima della firma definitiva del Quirinale?

Il Quirinale chiede chiarimenti. La Procura indaga

Il Quirinale si è mosso. Secondo Open Online, la Presidenza della Repubblica ha chiesto chiarimenti al ministero della Giustizia. Dal ministero, secondo quanto emerso, non sarebbero stati rilevati su Minetti «elementi di connotazione negativa» al momento della concessione della grazia. Ma il fatto stesso che il Quirinale abbia ritenuto necessario chiedere spiegazioni è già di per sé un segnale significativo.

In parallelo, la Procura Generale della Corte d’Appello di Milano ha ricevuto il via libera per svolgere ulteriori accertamenti su Minetti e sulla sua vicenda. Un procedimento esplorativo che non è ancora un’indagine formale, ma che tiene aperta la possibilità di sviluppi futuri.

Il dato forse più rivelatore di questa vicenda è il silenzio della politica italiana. La grazia a Nicole Minetti — uno dei volti più riconoscibili dell’era berlusconiana, protagonista del caso Ruby che aveva scosso la scena politica nazionale — avrebbe dovuto suscitare un dibattito pubblico acceso già al momento della sua concessione. Non è avvenuto.

Minetti nega tutto e chiede di essere lasciata in pace. Il Fatto Quotidiano difende le sue inchieste. Il Quirinale chiede chiarimenti a chi avrebbe dovuto fornirli prima. La Procura sta guardando.

La grazia resta valida. Ma il caso, formalmente chiuso, si è riaperto.

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