“Giuseppi”, “Vergogna”: Conte-Tajani, è scontro totale sulla guerra. Caos in Aula

Clima ad alta tensione nelle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato durante l’informativa dei ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani sulla crisi in Iran. Nel corso delle repliche ai parlamentari, il confronto politico si è trasformato in uno scontro acceso tra il titolare della Farnesina e il leader del M5S Giuseppe Conte, con toni sempre più accesi.
A far scattare la scintilla è stata una domanda provocatoria di Conte: «Il Tricolore dove lo avete dimenticato?». Un riferimento alla linea di politica estera del governo e ai rapporti con gli Stati Uniti che ha immediatamente irrigidito il ministro degli Esteri.
Tajani ha replicato senza nascondere l’irritazione: «Quanto al Tricolore, onorevole Conte, a me Trump non mi ha mai chiamato Toni, a lei la chiamava Giuseppi, quindi un rapporto particolare ce lo aveva lei…». Una risposta che ha innescato ulteriori proteste dai banchi dell’opposizione.

Conte ha reagito alzando la voce, tra cori e rumori in sottofondo, gridando «vergogna». Il clima nell’aula si è fatto incandescente, con richiami all’ordine difficili da far rispettare. Tajani, con tono perentorio, ha controreplicato: «Io non mi vergogno di niente, di cosa mi devo vergognare? Me lo venga a dire…».
Lo scontro si è poi spostato sul tema del cappellino Maga con cui Tajani era stato fotografato in passato. Dai 5 Stelle è stato ricordato l’episodio, ma il ministro ha ribattuto: «Il cappellino era un regalo, ma io non sono mai andato in ginocchio da Merkel, ci è andato lei sottobanco…», scatenando nuove proteste dalle opposizioni e applausi dai banchi della maggioranza.
Tra urla e interruzioni, Tajani ha incalzato: «Perché è così nervoso? Io capisco le difficoltà… la verità fa molto male…». Il botta e risposta ha ulteriormente alzato la temperatura del confronto politico, già segnato dalla tensione internazionale.

Dopo alcuni minuti è intervenuta la presidente della Commissione, Stefania Craxi, che è riuscita a ripristinare l’ordine in aula. A quel punto il ministro degli Esteri ha voluto precisare un passaggio contestato dalle opposizioni.
«Non ho mai parlato di soldati italiani che si sono nascosti, è il contrario del mio modo di pensare. Non l’ho mai detto, è falso. Ho detto che erano al sicuro», ha chiarito Tajani, riferendosi alla presenza dei militari italiani nei bunker nelle aree a rischio.
Ma il secondo round dello scontro è arrivato poco dopo. Conte ha ribadito che «non è mai una questione personale», sostenendo che il problema è politico: «Non vi chiamano proprio, vi chiamano solo per firmare accordi insostenibili e per darvi un cappellino in mano…». Tajani ha replicato evocando l’accordo sulla Via della Seta con la Cina, riaccendendo il confronto su scelte passate e attuali di politica estera italiana.




