Perché Zelensky si trova di fronte a una scelta difficile tra sondaggi sul Donbass, garanzie USA e 800 miliardi di aiuti

Ucraina tra pressioni internazionali e sfide interne: il dilemma di Kiev sulla sorte del Donetsk
Negli ultimi giorni, a Kiev circola un dato riservato che rischia di scuotere le certezze della leadership ucraina: un sondaggio commissionato dal gruppo Sunflower Sociology e riservato ai circoli politici della capitale fotografa un Paese stremato, ma ancora deciso a non accettare qualsiasi condizione pur di mettere fine alla guerra. È su questa fragile base che si muove oggi il presidente Volodymyr Zelensky, stretto tra le pressioni internazionali e il rischio di una frattura interna.
Il nodo Donetsk e le pressioni di Washington
Secondo quanto filtrato da fonti vicine a Kiev, l’amministrazione statunitense, sotto la presidenza Trump, avrebbe chiesto all’Ucraina di accettare la perdita della parte ancora sotto il controllo di Mosca del Donetsk entro la tarda primavera, in linea con le richieste di Vladimir Putin. In cambio, si sarebbe garantito un impegno verbale a fermare l’aggressione russa. Una proposta che mette Zelensky di fronte a un dilemma quasi insormontabile: accettare significherebbe violare la Costituzione e compromettere la propria legittimità politica, respingere potrebbe mettere a rischio il sostegno americano e i fondi promessi, stimati in circa 800 miliardi di dollari per il rilancio del Paese.
Il sentiment degli ucraini e il rischio di una frattura sociale
Il sondaggio riservato rivela un quadro chiaro: solo il 22,8% degli intervistati sarebbe favorevole alla cessione del resto del Donetsk in cambio di un accordo di pace, mentre il 54,1% si dichiara fermamente contrario. La maggioranza degli ucraini si oppone con decisione a qualsiasi concessione territoriale, e il restante blocco di indecisi rappresenta il vero ago della bilancia. La pressione internazionale, in particolare quella di Mosca, mira a sfruttare questa area grigia, alimentando una strategia di logoramento della resistenza ucraina attraverso attacchi aerei, distruzione di infrastrutture civili e un’accelerazione della “strategia del genocidio dell’inverno”: un tentativo di spingere la popolazione a preferire una tregua anche a costo di concessioni territoriali.
Il ruolo degli aiuti americani e il fattore tempo
Un elemento cruciale nel dilemma di Zelensky è la trasformazione del sostegno americano. La Casa Bianca di Joe Biden garantiva a Kiev circa 50 miliardi di dollari all’anno, ma con l’arrivo di Trump il flusso di aiuti si è praticamente azzerato. Il nuovo schema, che prevede anche la vendita di armi americane agli europei, ha prodotto nel primo anno circa 4,6 miliardi di dollari, una frazione rispetto al passato. Nel frattempo, la Russia continua a guadagnare terreno nel Donbass e nell’area di Zaporizhzhia, con analisti che prevedono che tra due anni Kiev potrebbe perdere il controllo di gran parte del Donetsk. La finestra temporale si restringe, e la possibilità di scambiare ciò che resta del territorio con garanzie di sicurezza e fondi per la ricostruzione diventa sempre più urgente.
Il referendum come possibile via d’uscita
Per cercare di condividere con il popolo una decisione così delicata, Zelensky potrebbe valutare l’ipotesi di un referendum consultivo, ispirandosi all’esperienza del leader greco Alexis Tsipras nel 2015. Tuttavia, in Ucraina, la situazione è complicata dalla legge marziale, dai continui bombardamenti e dai milioni di sfollati. Aprire le urne significherebbe riaprire anche il dibattito sulla legittimità del potere presidenziale, rendendo tutto più complesso.
L’asse con Budanov e lo scenario elettorale
Se si arrivasse a un voto in primavera, in concomitanza con un eventuale referendum, Zelensky potrebbe rafforzare la propria posizione stringendo un’alleanza con Kyrylo Budanov, ex capo dell’intelligence militare e figura emergente nello staff presidenziale. Budanov gode di un’alta popolarità e il suo potenziale partito avrebbe raddoppiato le intenzioni di voto negli ultimi mesi. Zelensky, tuttavia, teme che questa alleanza possa trasformarsi in una sfida diretta, e potrebbe quindi negoziare garanzie personali in vista di un’eventuale alternanza al vertice.
Il paradosso geopolitico e il rischio di un rafforzamento di Mosca
Il quadro internazionale presenta un paradosso evidente: mentre l’economia russa mostra segnali di tensione, con entrate da gas e petrolio in calo, deficit e inflazione alimentata dalla stampa di moneta, la pressione americana su Kiev rischia di rafforzare la posizione negoziale di Mosca. La finestra temporale si restringe per tutti gli attori coinvolti, e Zelensky si trova di fronte a una scelta quasi impossibile: difendere l’integrità territoriale a ogni costo o accettare concessioni per salvare lo Stato e le sue prospettive di sicurezza. Qualunque decisione, infatti, comporterà un prezzo politico e personale altissimo, in un contesto internazionale sempre più complesso e incerto.




