“Scusatemi ma io…”. E Rita Dalla Chiesa crolla durante il discorso in Parlamento

In una delle sedute più intense degli ultimi mesi, alla Camera dei deputati un crollo emotivo improvviso ha rotto il silenzio di Montecitorio. Protagonista Rita Dalla Chiesa, oggi deputata di Forza Italia ma per molti ancora il volto familiare della tv, che non è riuscita a trattenere le lacrime mentre ricordava la strage di Capodanno al Le Constellation, il locale vip di Crans-Montana distrutto dalle fiamme nella notte di San Silvestro.

Un intervento nato come discorso politico e diventato, in pochi istanti, un momento profondamente umano, condiviso da tutta l’aula. Un frammento di fragilità che ha mostrato il lato più autentico della politica, quello che si lascia toccare dal dolore.

Un rogo che non si dimentica

L’incendio al disco-bar svizzero, esploso mentre all’interno erano presenti centinaia di persone, ha tolto la vita a 40 giovani e giovanissimi, tra clienti e lavoratori. Una tragedia che porta ancora addosso il sospetto, ormai vicino alla certezza, di gravissime carenze di sicurezza nel locale di proprietà degli imprenditori corsi Jacques e Jessica Moretti.

Le immagini delle fiamme e i racconti dei sopravvissuti hanno fatto il giro dei media e dei social, lasciando cicatrici non solo in Svizzera ma in tutta Europa. E l’Italia è tra i Paesi più colpiti, anche emotivamente.

Il dolore dell’Italia per i ragazzi di Crans-Montana

Per l’Italia sono giorni di angoscia e lutto. Nel rogo di Crans-Montana il nostro Paese ha perso cinque ragazzi e segue con apprensione le condizioni degli altri feriti, ancora ricoverati e in lotta tra la vita e la morte. Un dolore che attraversa famiglie, comunità, scuole, città, trasformandosi in una ferita collettiva che non si chiude.

Fin dalle prime ore dopo la tragedia, tutto l’arco parlamentare ha espresso vicinanza alle famiglie delle vittime. Lo Stato italiano ha deciso di costituirsi parte civile nel processo contro i Moretti, un procedimento che potrebbe coinvolgere anche il Comune di Crans-Montana e che mira a far emergere tutte le responsabilità.

Processo, responsabilità e una decisione che pesa

Crans-Montana, dal tribunale la decisione su Jessica Moretti

Dopo l’informativa del ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto in aula per aggiornare sulla vicenda e sui passi giudiziari in corso, l’atmosfera a Montecitorio si è fatta ancora più carica. Un silenzio diverso dal solito, quasi sospeso, che ha preparato il terreno al momento più emotivo della giornata: il discorso di Rita Dalla Chiesa.

Rita Dalla Chiesa, il crollo in aula per la tragedia di Crans-Montana

Quando ha preso la parola, la deputata non ha nascosto l’emozione. Dietro il ruolo istituzionale è riemersa la donna che da anni porta su di sé storie di dolore e di giustizia, anche personali. E in quel momento Montecitorio ha visto qualcosa di raro: una politica che si ferma, respira, e si lascia attraversare dal lutto di un intero Paese.

Il suo intervento è diventato subito uno dei passaggi più condivisi e commentati della seduta, anche fuori dall’aula, proprio per la capacità di trasformare un dibattito formale in un abbraccio simbolico alle famiglie colpite dalla tragedia di Crans-Montana.

“Non riesco più a vedere un caminetto acceso”

Con la voce rotta, Rita Dalla Chiesa ha pronunciato parole che fotografano l’impatto emotivo della strage su chiunque abbia seguito quelle ore di fuoco e paura: “Non riesco più a vedere un caminetto acceso, non ce la faccio. Dietro quelle fiamme vedo i volti di quei ragazzi. I familiari devono sapere che sono diventati anche la nostra famiglia”.

In poche frasi, l’ex presentatrice di Forum ha dato voce a un sentimento diffuso: le vittime di Crans-Montana non sono solo un numero, ma volti, storie, sogni interrotti. E i loro familiari non sono soli nel dolore. Il suo discorso ha superato gli schieramenti, diventando un momento di empatia condivisa tra maggioranza e opposizione.

Un’aula unita sotto lo stesso dolore

Mentre parlava, molti colleghi la guardavano in silenzio, qualcuno con lo sguardo basso, qualcun altro visibilmente colpito. Non c’erano applausi di rito, non c’era la distanza tipica delle discussioni politiche. Solo l’eco di un lutto che, per una volta, ha reso il Parlamento un’unica comunità.

In quei minuti, la Camera ha smesso di essere soltanto il luogo delle leggi e dei regolamenti, diventando uno spazio di condivisione emotiva. Un passaggio raro, che ha colpito profondamente anche l’opinione pubblica

Dal Parlamento ai social: il messaggio di Rita Dalla Chiesa

Poco dopo il suo intervento, la deputata ha deciso di portare quel momento anche fuori dall’aula, condividendolo sui social. Un gesto che racconta bene il suo stile: istituzionale ma vicino alle persone, consapevole di quanto la memoria delle vittime passi oggi anche attraverso i canali digitali.

Sui suoi profili, ha scritto parole che riassumono l’atmosfera vissuta in Parlamento e il senso di comunità che, almeno per un giorno, ha unito tutti i gruppi politici.

“Un Parlamento che per la prima volta ho visto unito”

Il suo post è un appello a non abbassare l’attenzione: “Oggi in Parlamento il mio ricordo per i nostri figli di Crans. Un Parlamento che per la prima volta ho visto unito, maggioranza e opposizione, sotto lo stesso terribile dolore. Non dimentichiamoli, questi ragazzi. Non dimentichiamo la disperazione delle loro famiglie. E aiutiamo, con il nostro amore, chi e’ in un letto di ospedale a cercare di riprendersi la vita. E grazie al papà e nonno Antonio Tajani”.

Nel suo messaggio, la politica lascia spazio alla persona: parla di “nostri figli”, ringrazia Antonio Tajani non solo come ministro ma come “papà e nonno”, e invita tutti a trasformare il dolore in sostegno concreto per chi sta ancora lottando in ospedale. Un modo diretto, semplice, ma potentissimo per ricordare che dietro ogni notizia ci sono vite reali.

Memoria, empatia e una ferita ancora aperta

Il crollo emotivo di Rita Dalla Chiesa alla Camera non è solo un episodio da cronaca politica: è il segno di quanto la tragedia di Crans-Montana continui a pesare sull’immaginario collettivo. Le sue parole, rilanciate dai media e dai social, contribuiscono a tenere viva la memoria delle vittime e a chiedere, ancora una volta, verità e giustizia.

In un tempo in cui le notizie scorrono veloci, quel “Scusatemi ma io…” pronunciato in aula resta come una pausa necessaria. Un invito a fermarsi, ricordare quei 40 giovani, i cinque ragazzi italiani, le loro famiglie, e a non considerare mai “normale” una strage che poteva essere evitata.

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