Furto in casa a Lonate, ladro ucciso dal proprietario a coltellate: i parenti furiosi in ospedale

La quiete di una mattina qualunque si spezza all’improvviso, lasciando dietro di sé una scia di violenza, paura e interrogativi giudiziari. Una tentata rapina finita nel sangue, una reazione disperata dentro una villetta di provincia e una morte che ora divide opinione pubblica e istituzioni. È una vicenda che si snoda tra Torino, la provincia di Varese e il Magentino, e che riporta al centro del dibattito il confine sottile tra legittima difesa e tragedia.
L’assalto nella villetta e lo scontro corpo a corpo
L’auto parte dalla periferia sud di Torino e percorre circa 150 chilometri prima di fermarsi davanti a una villetta apparentemente anonima a Sant’Antonino Ticino, frazione di Lonate Pozzolo, a breve distanza dalle piste di Malpensa. Uno dei tre uomini resta al volante, mentre gli altri due scendono per verificare che l’abitazione sia vuota. È tarda mattinata, ma all’interno della casa c’è ancora Jonathan Rivolta, 33 anni, dottorando universitario, addormentato al piano superiore dopo una notte di lavoro.
Il vetro della porta-finestra della cucina viene infranto e il rumore sveglia l’inquilino. Rivolta afferra un coltello da sopravvivenza, oggetto legato alla sua passione per il trekking, e si trova faccia a faccia con uno dei ladri, Adamo Massa, 38 anni. Lo scontro è immediato e violento: un pugno al volto, la testa sbattuta contro uno stipite, poi la reazione. Un solo fendente, che colpisce il torace dell’aggressore.

La fuga e la morte in ospedale
Ferito gravemente, Massa viene trascinato all’esterno e caricato sull’auto dei complici, che riparte a tutta velocità. Dopo altri 25 chilometri, il corpo insanguinato viene lasciato davanti all’ingresso dell’ospedale Fornaroli di Magenta. I sanitari tentano l’impossibile, ma il 38enne muore prima di poter essere operato.
Nel frattempo scattano le indagini. I carabinieri cercano di identificare l’uomo, privo di documenti, e di risalire ai complici attraverso le immagini delle telecamere. La notizia della morte corre veloce e raggiunge il campo di provenienza di Massa, a Torino.
Tensione al Fornaroli e intervento delle forze dell’ordine
Nel giro di poche ore, circa duecento tra parenti e amici del 38enne si riversano nel parcheggio dell’ospedale di Magenta, chiedendo di entrare per vedere il corpo. La situazione degenera rapidamente: viene forzata la porta del Pronto soccorso, nonostante il tentativo dei vigilantes di contenere la folla.
Solo l’arrivo di ulteriori pattuglie dei carabinieri e di un contingente della polizia, con mezzi del Reparto mobile e agenti in assetto antisommossa, riesce a riportare la calma. A sciogliere definitivamente la tensione sono le urla e il dolore della madre di Adamo Massa, accompagnata fuori dall’ospedale dopo aver visto il figlio nella morgue.

L’inchiesta e l’ipotesi di legittima difesa
A Lonate Pozzolo, Jonathan Rivolta viene ascoltato dai carabinieri della compagnia di Busto Arsizio e dal Nucleo investigativo di Varese. Ha un occhio tumefatto e una prognosi di dieci giorni, ma il suo racconto è definito lucido e coerente. La versione viene confermata anche davanti al pubblico ministero Nadia Calcaterra, della Procura di Busto Arsizio.
Al momento, l’inchiesta è aperta per tentata rapina aggravata in concorso, con i due complici ancora da identificare. Non c’è un fascicolo per omicidio: per la Procura la dinamica rientrerebbe, allo stato attuale, in un caso di legittima difesa. Una valutazione che potrebbe cambiare solo alla luce degli esiti dell’autopsia sul corpo di Massa.
La famiglia e le parole dopo la paura
In serata, i genitori di Jonathan tornano nella villetta teatro dell’aggressione. Il padre difende apertamente il figlio, parlando di una reazione necessaria per salvarsi. Le sue parole, cariche di rabbia e sfogo, chiudono una giornata segnata dalla violenza e da una vicenda destinata a far discutere ancora a lungo, tra indagini giudiziarie e interrogativi su sicurezza e autodifesa.




