Iran apre al dialogo con gli Stati Uniti: “Pronti alla trattativa, ma pronti alla guerra”. L’opposizione: “A Teheran 12mila vittime”

Usa-Iran: dialogo in piena crisi tra repressione e minacce

In un contesto di forte tensione internazionale e repressione interna, arriva una possibile apertura al dialogo tra Stati Uniti e Iran. Secondo quanto riferito dal presidente americano Donald Trump, sabato scorso, mentre in Iran si consumava una sanguinosa repressione delle proteste, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi avrebbe contattato Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente. L’obiettivo? Tentare una de-escalation, guadagnare tempo e forse aprire a un dialogo, dopo le minacce di intervento militare di Washington a sostegno dei manifestanti.

Il volto negoziale di Araghchi

Abbas Araghchi, figura di lunga esperienza diplomatica, rappresenta l’ala dialogante della Repubblica islamica. Proveniente da una famiglia di mercanti di tappeti, ha ricoperto ruoli chiave, tra cui quello di vice di Javad Zarif durante la firma dell’accordo sul nucleare del 2015. Con l’arrivo di Masoud Pezeshkian alla guida della diplomazia iraniana, Araghchi ha ripreso un ruolo di primo piano, tentando di riaprire canali di trattativa con Washington. Tuttavia, il suo margine di manovra è limitato: la decisione finale spetta sempre alla Guida suprema Ali Khamenei, che ha più volte ribadito che negoziare con gli Stati Uniti non porta risultati e che non si può fidare di Washington.

Le condizioni di Teheran e le minacce di Trump

Le richieste di Washington, tra cui lo stop all’arricchimento dell’uranio e il blocco del programma missilistico, sono considerate inaccettabili da Teheran. Per la leadership iraniana, accettarle significherebbe smantellare le ultime difese strategiche, già indebolite dagli attacchi israeliani e americani. Nel frattempo, Donald Trump, pur annunciando un possibile incontro con Teheran, non ha rinunciato alle minacce: «Potremmo dover agire prima dell’incontro», ha detto, lasciando aperta la possibilità di interventi militari o di misure economiche drastiche, come l’aumento dei dazi al 25% sui Paesi che continuano a commerciare con l’Iran.

L’allarme dell’ambasciata virtuale e il rischio escalation

Sul sito dell’ambasciata virtuale degli Stati Uniti a Teheran, è stato pubblicato un “Security Alert” che invita i cittadini americani a lasciare immediatamente il Paese. Il messaggio segnala proteste in aumento, possibili violenze, arresti, blackout di internet e restrizioni ai trasporti. Si tratta di un segnale preoccupante, che alimenta il timore di un’escalation militare o di un’ulteriore crisi regionale.

Il dramma delle vittime e il silenzio ufficiale

Le fonti dell’opposizione iraniana parlano di almeno 12.000 morti tra i manifestanti, cifra che alimenta il dibattito internazionale sulle violenze delle autorità di Teheran. La repressione, condannata da molti governi occidentali e organizzazioni per i diritti umani, rimane avvolta nel mistero, poiché il regime limita l’accesso ai dati ufficiali e reprime le fonti indipendenti.

Il sostegno di Mosca e Pechino, l’isolamento dell’Iran

In un tentativo di rompere l’isolamento, Teheran ha rafforzato i rapporti con Mosca e Pechino. Il segretario del Consiglio di Sicurezza iraniano, Ali Larijani, ha parlato con il suo omologo russo Sergei Shoigu per coordinare le posizioni sulla sicurezza. Russia e Cina, principali alleati, continuano a sostenere l’Iran su vari fronti, ma senza entrare in conflitto diretto con Washington. La Cina, principale acquirente di petrolio iraniano, ha condannato le interferenze esterne, mentre a Teheran cresce lo scetticismo sulla reale volontà di Mosca e Pechino di difenderlo.

L’Europa si allontana

I rapporti con l’Europa sono ai minimi storici. Dopo le violenze, il Parlamento europeo ha deciso di vietare l’accesso ai propri locali a diplomatici e rappresentanti iraniani, condannando fermamente le repressioni e sostenendo il diritto del popolo iraniano a protestare.

Conclusioni

In un quadro di crisi aperta, tra minacce di guerra, tentativi di dialogo e repressione brutale, il futuro dell’Iran appare incerto. La comunità internazionale osserva con preoccupazione, mentre Teheran cerca di resistere alle pressioni esterne e alle violente proteste interne, nel tentativo di preservare la propria sovranità e strategia di difesa.

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