“Aveva in mano un attrezzo”. Garlasco, un testimone parla dopo 18 anni: “Cosa ho visto”

Il caso Garlasco torna improvvisamente al centro dell’attenzione mediatica, riaccendendo interrogativi mai sopiti sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. A distanza di quasi vent’anni, nuove voci emergono dal passato e riportano alla ribalta una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica tra verità giudiziaria e dubbi irrisolti.

A rilanciare il dibattito è stato un recente servizio de Le Iene, andato in onda domenica 11 gennaio su Italia 1, firmato da Alessandro De Giuseppe e Riccardo Festinese. Nel racconto televisivo prendono voce due presunti testimoni inediti, persone comuni di Garlasco che sostengono di aver visto elementi mai emersi ufficialmente il giorno del delitto.

Garlasco, a Le Iene parlano due testimoni

Secondo quanto spiegato nel servizio, si tratterebbe di due cittadini che non si conoscono tra loro e che non avrebbero mai parlato pubblicamente prima d’ora. Entrambi, racconta la trasmissione, avrebbero collocato ciò che dicono di aver visto in una fascia oraria simile e nello stesso contesto geografico, la mattina in cui Chiara Poggi venne uccisa nella villetta di via Pascoli.

Uno dei passaggi più delicati riguarda l’ipotesi che i due testimoni possano aver visto una ragazza in bicicletta, forse una delle gemelle Cappa, nelle ore cruciali del delitto. Al momento, è bene ricordarlo, nessun membro della famiglia Poggi, comprese le sorelle Cappa e la loro madre, è mai stato indagato dalla Procura di Pavia, che ha invece accusato Andrea Sempio per l’omicidio della 26enne.

La prima testimonianza è quella di una donna che racconta di aver vissuto a lungo a Garlasco e di conoscere personalmente Maria Rosa Poggi, zia di Chiara e madre delle gemelle Cappa. “Ho visto la mamma delle gemelle in auto il giorno del delitto. L’orario? Tra le 9.15 e le 10”, afferma la donna, spiegando di averla incrociata mentre era ferma a uno stop, non lontano dalla villetta di via Pascoli.

Nel suo racconto, la testimone insiste sulla certezza dell’identificazione: “Io ero ferma allo stop, le ho dovuto dare la precedenza, lei è passata. Lei guida molto attaccata così alla macchina, è una che guida così. Era lei, sono sicura”. Un dettaglio che, a suo dire, non lascerebbe spazio a dubbi, rafforzato dal fatto che le due donne si frequentavano abitualmente al bar e si incontravano spesso anche al supermercato.

La stessa donna aggiunge però un elemento sul quale ammette di non essere certa, quello della presenza di una ragazza in bicicletta davanti all’auto: “Ho un dubbio, su questo non ci metto le mani sul fuoco, che davanti c’era la figlia in bicicletta”. Nonostante il tempo trascorso, la testimone sostiene di non aver mai raccontato questa versione alle autorità: “Se sono mai andata ai Carabinieri? Ma no”.

Il servizio de Le Iene raccoglie poi la voce di un secondo presunto testimone, un uomo che afferma di aver visto “una ragazza in bicicletta con un attrezzo in mano” la mattina dell’omicidio. “Era in bicicletta, una bicicletta nera”, racconta, spiegando di essere passato di lì mentre si recava a Pavia.

Ascoltato più volte dagli inviati, l’uomo ribadisce la sua reticenza a essere coinvolto: “Io non voglio essere chiamato in causa”. Anche lui parla di una figura femminile vista uscire da via Pascoli e ammette che, col passare degli anni, alcuni dettagli come l’orario preciso si sono offuscati: “So che era la mattina, ma non so se erano le 9, le 10 o che”.

Il racconto si chiude con una frase che pesa come un macigno sull’intera vicenda: “Ma qua, te lo dico io, la verità a Garlasco non uscirà mai”. Parole che riassumono il clima di sfiduciapaura e silenzio che, secondo i testimoni, avrebbe avvolto il paese per anni, mentre il nome di Alberto Stasi resta legato in modo indelebile alla verità giudiziaria, ancora oggi messa in discussione nel dibattito pubblico.

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