“Occhio a questo sintomo”. Influenza, l’allarme di Matteo Bassetti: “Quando dovete correre al pronto soccorso”

La curva delle infezioni respiratorie acute in Italia mostra finalmente un primo segnale di rallentamento, ma il quadro complessivo resta tutt’altro che rassicurante. Nella settimana compresa tra il 22 e il 28 dicembre, secondo gli ultimi dati disponibili, l’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella comunità si è attestata su valori ancora elevati, pur segnando una flessione rispetto ai giorni precedenti. Un calo che arriva dopo settimane di forte pressione sul sistema sanitario, soprattutto nei pronto soccorso e nei reparti pediatrici.
A fotografare la situazione è il nuovo rapporto della sorveglianza RespiVirNet. Dal documento emerge che l’incidenza complessiva “delle infezioni respiratorie acute nella comunità, nella settimana dal 22 al 28 dicembre, è stata pari a 14,5 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto alla settimana precedente, quando era pari a 17,1”. Numeri che raccontano una riduzione dell’intensità del contagio, ma che restano comunque superiori a molte stagioni influenzali del passato recente.

Matteo Bassetti: “L’influenza? Rischio polmonite interstiziale, come col Covid”
Il bollettino entra poi nel dettaglio del peso reale dell’epidemia sul territorio. “Sono stati stimati circa 820mila nuovi casi dal 22 al 28 dicembre, con un totale dall’inizio della sorveglianza di circa 6,7 milioni di casi. L’incidenza più elevata si osserva, come di consueto, nella fascia di età 0-4 anni, con circa 39 casi per 1.000 assistiti”. Un dato che conferma come i bambini più piccoli restino i più esposti e, allo stesso tempo, i principali vettori di diffusione dei virus respiratori all’interno delle famiglie e delle comunità scolastiche.
Dietro le statistiche, però, si nasconde un rischio che spesso viene sottovalutato. “L’influenza è tutt’altro che una malattia banale”. A dirlo ad “Adnkronos Salute” è Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova. Un richiamo netto, che arriva mentre molti considerano l’influenza stagionale come un disturbo passeggero, da gestire a casa senza particolare attenzione.

Secondo l’infettivologo, soprattutto nei più giovani il virus può avere conseguenze molto serie. “Nei bambini e nei ragazzi, se il virus non trova anticorpi pronti a difenderli, può arrivare ai polmoni e causare una polmonite interstiziale grave, simile a quella osservata nei casi più seri di Covid“. Un paragone che rende immediatamente l’idea della pericolosità di alcune complicanze, in grado di trasformare un’infezione apparentemente comune in un’emergenza clinica.
Bassetti invita inoltre a cambiare prospettiva sui segnali da monitorare. Il vero campanello d’allarme, spiega, non è necessariamente la febbre, quanto piuttosto la difficoltà respiratoria associata a tosse intensa e a forti dolori toracici. “Se compaiono questi sintomi, è fondamentale recarsi subito al pronto soccorso”. Nei quadri più severi, avverte lo specialista, può rendersi necessario il ricorso a terapie invasive come la rianimazione, l’intubazione o, in situazioni particolari, l’Ecmo, l’ossigenazione extracorporea a membrana.


Il calo dell’incidenza registrato nell’ultima settimana di dicembre rappresenta dunque una notizia incoraggiante, ma non sufficiente per abbassare la guardia. I milioni di casi già accumulati dall’inizio della sorveglianza e l’impatto sproporzionato sui bambini ricordano che l’influenza e le altre infezioni respiratorie restano un problema sanitario rilevante. Un problema che richiede attenzione ai sintomi, tempestività nelle cure e una consapevolezza maggiore dei rischi reali legati a virus spesso considerati, a torto, poco più di un fastidio stagionale.




