“Così ho scoperto di avere un tumore”. Daniele Bossari, quel sintomo insospettabile notato per caso

Due anni fa l’annuncio del tumore e oggi, all’alba dei 50 anni, Daniele Bossari racconta al Corriere della Sera come si è accorto della malattia. La lotta contro il tumore era stata raccontato attraverso un post: “Sono vivo e ve lo posso raccontare. – scriveva su Instagram – Nell’impossibilità di sfuggire al dolore, ho dovuto accettarlo. Appeso al filo del destino, ma con totale fiducia nella scienza medica, ho attraversato la tempesta”.

“Mentre i medici curavano il mio corpo, cercavo di curare la mia anima mettendo in pratica quegli insegnamenti dettati da tutti i libri letti, i testi spirituali, le meditazioni”. Meditazione è che uno dei punti fermi nella vita del presentatore, ex dj e marito di Filippa Lagerback. Meditazione che ha fatto scattare un campanello d’allarme.

Daniele Bossari e il tumore alla lingua: “Così me ne sono accorto”

“Stavo meditando con un pezzo di shungite, una forma del carbonio (i cristalli sono una sua passione, ndr). D’un tratto ho avvertito una resistenza in gola. Ho fatto finta di niente, ma nei giorni successivi, ogni volta che mi sedevo sul mio cuscino da meditazione, sentivo quella stessa resistenza”, racconta al quotidiano meneghino.

Da lì sono partiti i controlli: “Poche settimane dopo, il responso dell’esame istologico: carcinoma alla base della lingua. È ovvio che non è stato il cristallo a ‘parlarmi’, ma dalla concentrazione sul corpo ho potuto sentire meglio quel nodo. Un cancro impossibile da operare, ma curabile con chemio e radioterapia, cosa che naturalmente ho fatto affidandomi con fiducia alle cure mediche”.

“Milano – continua Bossari -m rappresenta un’eccellenza in questo senso, sono stato curato benissimo. Ci tengo a dire che la mia passione per le scienze contemplative non ha nulla a che fare con la medicina ufficiale, che è necessaria e alla quale sono ricorso. Però vorrei che passasse un messaggio: le due cose possono camminare assieme, perché meditare, guardarsi dentro e dare un nome alle emozioni ci aiuta a cogliere dei messaggi che il corpo ci manda e che rischiamo di non recepire se viviamo sempre ‘fuori’, immersi nelle cose da fare, rapiti dai pensieri”.

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