Ilaria Salis in tribunale senza catene ma il giudice rivela l’indirizzo: la protesta del padre

Ilaria Salis torna in tribunale e, per la prima volta, è senza senza manette né catene alle caviglie. La 39enne – attivista italiana a processo a Budapest con l’accusa di aver aggredito dei militanti di estrema destra e di far parte di un’associazione criminale – è arrivata in tribunale in taxi assieme ai suoi genitori ed è entrata rapidamente tra giornalisti e il gruppo dei suoi amici, fra i quali anche Zerocalcare, che l’attendevano all’esterno del tribunale.

Il giudice rivela il domicilio: la protesta del padre Roberto 

Ilaria Salis, adesso, si trova ai domiciliari in un appartamento di Budapest e, durante l’udienza, è accaduto un fatto che ha fatto scattare la protesta del padre. Il giudice Josef Szos ha rivelato l’indirizzo in cui si trova. Immediata la protesta del padre, che si è girato verso l’ambasciatore italiano Manuel Jacoangeli dicendogli che «bisogna fare qualcosa». “L’indirizzo non dovrebbe essere rivelato, anzi protetto e non va inserito nel verbale”, ha detto l’avvocato della difesa. Proprio Szoz, prima dell’inizio dell’udienza, ha dichiarato: “È un bel risultato per il quale abbiamo sempre lavorato, rasserena tutta la situazione e le consente di affrontare meglio il processo. Abbiamo suggerito ripetutamente alla famiglia di intraprendere questa strada e l’ambasciata appoggerà sicuramente una richiesta di domiciliari in Italia”. “Voglio ringraziare tutte le persone che mi hanno supportato”, ha invece detto Ilaria Salis prima dell’inizio del suo processo a Budapest.

Zoltan Toth non ha riconosciuto Salis tra i suoi aggressori

Intanto, Zoltan Toth, il primo testimone sentito come parte lesa nel processo, non ha riconosciuto Ilaria Salis tra i suoi aggressori. In un’altra aula collegata con voce camuffata, Toth ha spiegato che il 10 febbraio del 2023 “all’uscita di un ufficio postale sono stato aggredito da dietro da persone che avevano il volto coperto e quindi non sono in grado di riconoscerne nessuna. Non hanno detto niente e non so se fossero uomini o donne”. “Prima di entrare nell’ufficio postale – ha detto – mi ha chiamato una donna con i capelli biondi che mi ha chiesto se partecipavo al giorno dell’Onore e ho detto di no. Sono entrato nell’ufficio postale e uscendo sono stato aggredito. Mi hanno colpito alla testa e sono caduto per terra cercando di proteggere la faccia. Non ho capito nulla, stavo male, ho cercato di sedermi e mi hanno spruzzato spray in faccia». Toth ha spiegato di far parte di un’associazione «che protegge i valori ungheresi» e che «probabilmente sono stato aggredito per il mio abbigliamento». «Soffro ancora per l’aggressione, ancora adesso sono psicologicamente provato per quanto successo», ha concluso chiedendo un risarcimento di 10 milioni di fiorini ungheresi. 

“È stato come vederla nascere una seconda volta”

Salis ha trascorso oltre 15 mesi in prigione, prima in condizioni molto difficili «in una cella minuscola e senz’aria, tra gli scarafaggi», come lei stessa ha raccontato, e poi in parte migliorate ma sempre in detenzione di massima sicurezza. Da giovedì 23 maggio, però, Ilaria Salis è in un appartamento di Budapest, dopo che le sono stati concessi i domiciliari. «È stato come vederla nascere una seconda volta», ha spiegato Roberto Salis, il padre della 39enne, che avrà una cavigliera elettronica, ma potrà «riprendere contatto con l’umanità dopo che è rimasta isolata per 16 mesi e non ha idea di cosa sia successo attorno a lei».

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