Alessia Pifferi in sciopero della fame in carcere: “Non ho più voglia di vivere”

Alessia Pifferi ha iniziato lo sciopero della fame in carcere, a Milano. La donna, 39 anni, condannata a ll’ergastolo per l’omicidio volontario pluriaggravato della figlia Diana, abbandonata una settimana in casa nel luglio 2022 e morta di stenti, ha smesso di alimentarsi da almeno 24 ore. “Non ho più voglia di vivere”, ha dichiarato.

L’avvocato Pontenani: “Sto aspettando nuova documentazione per l’appello”

Il caso di Alessia Pifferi continua a catalizzare l’attenzione dei media. Questa mattina, 21 maggio, l’avvocato Alessia Pontenani, ai microfoni di Cusano Italia Tv, ha fatto sapere di “aspettare un’altra documentazione su Alessia Pifferi che presenterò in appello. Una documentazione – ha spiegato – che purtroppo non mi è arrivata in tempo per il processo di primo grado”. Si tratta, in particolare, di un fascicolo di un altro ospedale lombardo: “cinque cartelle mediche relative alla mia assistita”. “Il mio obiettivo, sulla base di questo materiale – ha proseguito Pontenani -, sarà quello di chiedere in fase di processo d’appello un’altra perizia psichiatrica; spero che mi venga concessa, ma, non ho motivo di dubitarne”. L’avvocato di Alessia Pifferi, inoltre, spera che “il processo d’appello sia meno mediatico di quello di primo grado. Certo, forse l’eccessiva mediaticità avuta dal processo in Corte d’Assise è anche colpa mia, magari sono stata un po’ troppo in televisione alimentando l’interesse morboso del pubblico sulla vicenda. Sono molto curiosa di leggere le motivazioni della sentenza per vedere come la Corte giustificherà questa ingiusta condanna all’ergastolo. Voglio capire bene perché la premeditazione non è stata riconosciuta: probabilmente la Corte ha ritenuto la sussistenza del dolo eventuale. Per giustificare questa condanna ci deve essere per forza il dolo. Vedremo tra 90 giorni”.

Intervistata da Fabio Camillacci e Gabriele Raho l’avvocato ha anche confessato che “la cosa peggiore sono state le tante minacce di morte che ho ricevuto con telefonate anonime, messaggi, mail e attraverso i vari social. In particolare, mi ha colpito molto una minaccia ricevuta su Instagram dal profilo ‘17Y’ dove una persona mi ha scritto ‘ti vengo a prendere, ti ammazzo’. Poi ho scoperto che si trattava di una ragazzina di 17 anni. Qualcuno mi ha consigliato di cominciare a far partire querele a raffica visto che di molti ho anche nome e cognome e che per la Polizia postale non è difficile risalire all’identità di alcuni attraverso il solo nickname. Ma la cosa ancor più incredibile è che anche molti miei colleghi avvocati si sono permessi di dirmi che non avrei mai dovuto difendere la Pifferi perché è un mostro. Ecco – ha aggiunto Pontenani – se arriviamo a classificare le persone come mostri in base al reato, allora siamo ridotti veramente male… Ci fosse stato il rogo pubblico in piazza la Pifferi l’avrebbero bruciata in piazza, e questo a me fa paura”, ha concluso l’avvocato.

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