Ponte sullo Stretto, le grandi manovre sull’opera che non c’è

Il Ponte sullo Stretto non c’è ancora, ma le grandi manovre eccome. A quanto pare, infatti, l’iter messo in piedi dal governo Meloni ha resuscitato la gara ed i privati coinvolti quindi anni fa, tanto che e azioni delle aziende italiane e giapponesi del consorzio Eurolink sono cresciute in Borsa dal 15 al 30 per cento nell’ultimo anno. Ma entriamo insieme nei dettagli della faccenda.

Ponte sullo Stretto, le grandi manovre

Gli atti contrattuali sull’offerta economica e tecnica tra la società Stretto di Messina e Eurolink, scrive Repubblica, sono al momento secretati come comunicato formalmente al deputato Avs Angelo Bonelli, nonostante un impegno per le casse dello Stato pari a 14 miliardi, si scopre che tra chi è stato incaricato dallo stesso consorzio sul fronte della progettazione, ci sono sigle note: la Rocksoil, l’azienda fondata dall’ex ministro Pietro Lunardi che ha incontrato Matteo Salvini prima del famoso decreto Ponte del 2023, azienda adesso in mano al figlio Giuseppe e che era coinvolta già nel vecchio progetto 2011; e la Proger spa amministrata da Marco Lombardi e che nel cda vede sedere anche Chicco Testa, l’ex presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, la dirigente del Formez Patrizia Ravaioli e l’avvocato Andrea Mascetti, varesino e in passato riferimento “culturale” della Lega. A riportare nomi e cognomi dei personaggi coinvolti è sempre Repubblica, in un’inchiesta che porta la firma di Antonio Fraschilla e che ricorda come il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, in una intervista a Repubblica aveva il decreto Salvini: “Sul Ponte — ha detto — esisteva un progetto di un privato che aveva chiesto i danni allo Stato per la mancata realizzazione. Avendo l’impresa perso il giudizio in primo grado, sarebbe stato molto più conveniente fare una transazione, acquistare per pochi soldi quel progetto e solo dopo, eventualmente, aprire una gara per aggiornarlo e migliorarlo. Invece, prima ancora di chiudere il contenzioso, si è scelto di utilizzare proprio quel vecchio progetto per il Ponte, così facendo lievitare le pretese del privato”.

Il consorzio Eurolink , specifica dettagliatamente Fraschilla, è composto al 45 per cento da Webuild di Pietro Salini, al 18 per cento dalla spagnola Sacyr construccion, al 15 per cento da Condotte spa, al 13 dalla Cmc di Ravenna e poi dalla giapponese Ihi corporation per il 6 per cento e dalla Itinera spa del gruppo Gavio per il 2. Condotte è stata rilevata nella partecipazione Eurolink dalla Tiberiade holding di Mainetti. Ma queste non sarebbero le sole aziende a sognare il grande Ponte. Nel frontespizio dell’aggiornamento del progetto (sul quale il ministero dell’Ambiente ha chiesto 270 chiarimenti), compaiono due sigle in bella vista. La prima è la Rocksoil, società fondata dall’ex ministro Lunardi oggi del figlio Giuseppe e che già nel progetto 2011 aveva diversi incarichi. Lunardi padre è stato coinvolto da Salvini nella fase preparatoria al decreto, come confermato dal ministero Infrastrutture a Report: “Non è stato istituito alcun tavolo tecnico con ingegneri di fiducia dell’ex ministro Lunardi — ha risposto il Mit alla trasmissione — ci sono stati incontri informali con l’ex ministro finalizzati a un confronto sulla gestione dell’opera in passato nonché rispetto alla scenario attuale”. Il presidente del Comitato tecnico scientifico nominato dalla Stretto di Messina per dare una prima valutazione al Ponte è presieduto dal professore Alberto Prestininzi: il comitato ha dato parere positivo al progetto definitivo rimandando 62 chiarimenti su prove sismiche e del vento, ma non solo, al progetto esecutivo. “Prestininzi è un amico di famiglia”, ha detto Lunardi dal giornalista Danilo Procaccianti di Report che ha visto lo stesso professore uscire dallo studio dell’ex ministro. Insomma, un bell’intreccio, osserva Repubblica, con una certezza: ad oggi il progetto Ponte è tutto a carico delle casse dello Stato.

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