ITALIA, APRONO LA BARA MA RIMANGONO SENZA FIATO: DENTRO C’ERA…

cimiteri rappresentano un luogo in cui, in molti, si sentono più vicini ai loro cari. Depongono un fiore, pregano sulla loro tomba, confidano i loro problemi, piangono, condividono gioie.

Lo fanno, ovviamente, guardando l’immagine apposta sulla lapide, cercando un conforto, un consiglio; quello che svariate volte, quando erano in vita, hanno ricevuto.

Ci sono madri che piangono sulle tombe dei loro figli; figli che, pur avendo metabolizzato la dipartita dei loro genitori, non mancano di dedicar loro un piccolo gesto, non solo nelle occasioni di commemorazione dei defunti.

I cimiteri rappresentano un luogo in cui estraniarsi dalla frenesia quotidiana e ritrovare la pace, immersi nel silenzio che stimola la riflessione; un luogo in cui metter da parte la routine e affidarsi al ricordo.

E’ doloroso farlo ma, nello stesso tempo, è una cura dell’anima, devastata dalla perdita di un proprio caro. Eppure ci sono casi, di cui si fa fatica a parlare, al limite tra la realtà e il surreale.

Quello che vi racconterò, ad esempio, sembra il frutto della mente di un regista del macabro, pur essendo cruda realtà. I fatti sono avvenuti nel cimitero Pineto, in Abruzzo e la storia ha davvero dell’incredibile, tanto da essere stata ripresa da numerosi siti e testate. Per 33 lunghi anni, una figlia si è recata a pregare sulla tomba del suo adorato padre. Ha accarezzato la foto sulla lapide,che riportava nome e cognome del suo genitore, oltre alla data di nascita e decesso. Ma la cosa agghiacciante è che nella bara non si trovava suo padre ma un perfetto sconosciuto, peraltro molto più giovane anagraficamente.

Come se tutto questo non bastasse, non si sa neppure dove sia finita la salma del povero padre della donna e chi sia l’uomo che per uno scambio di salme è finito all’interno del loculo del padre. Il caso è stato riportato da Il Messaggero ed è venuto fuori dopo 33 anni in cui sistematicamente la figlia 61enne, originaria di Piacenza ma che risiede a Silvi, in provincia di Teramo, si è recata a pregare sulla tomba sbagliata. Del papà, morto nel 1986, non si sa più nulla.

Ma come si è arrivati a scoprire tutto questo che, ovviamente a dato il via ad un lungo e complesso iter giudiziario in cui si cerca di ricostruire quanto accaduto. Si è trattato di un caso che ha suscitato un grande clamore mediatico ma anche grande indignazione. La 61enne ha chiesto un maxi risarcimento ed è in corso un’inchiesta per andare a fondo su questa intricata vicenda. Tutto è partito dal 2017; anno in cui il comune ha redatto un elenco delle salme, destinate ad essere trasferite all’ossario; una pratica di cui molte città si avvalgono per sopperire alla carenza di spazio destinato alla sepoltura.

Si è pensato, a livello di amministrazione comunale, di  trasferire in ossario i deceduti da più di 30 anni. La signora, leggendo l’annuncio, ha contattato gli uffici del cimitero e quelli comunali in modo da poter acquistare un nuovo loculo, chiedendo di poter assistere all’esumazione del padre. A settembre si è resa conto che la tomba del padre era stata violata. A quel punto, accecata dalla rabbia, ha contattato il servizio cimiteriale per chiedere chiarimenti.

L’addetto del consorzio cimiteriale le ha spiegato che le spoglie del padre, non ancora mineralizzate all’interno di una tomba cementata assai resistente, necessitavano di altro tempo per essere trasferite in ossario, così hanno pensato di utilizzare un acido, lo Zyklon, per accelerare il processo biologico di decomposizione del cadavere, riponendo i resti del pover’uomo nella stessa tomba.  La figlia non è stata avvisata di tutto questo e ha dato mandato ai legali di far luce sull’accaduto. L’inchiesta penale verteva sull’ipotesi di vilipendio di cadavere. Dagli accertamenti effettuati si poteva usare, per legge, l’acido ma non lo Zyklon e soprattutto, nella bara non c’era la salma del padre ma  quella di uno sconosciuto tra i 37 e i 48 anni che portava le protesi dentarie, a differenza del padre della 61enne.

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