“Non vorrei che qualcuno…”. Capuozzo spiega cosa può succedere

Toni Capuozzo ha fatto una analisi accurata sulla guerra in Ucraina e su come i vari Paesi la stanno affrontando. Ospite a Controcorrente, il giornalista ha tenuto a sottolineare che gli Stati Uniti sono stati molto più realistici rispetto all’Europa, Italia compresa, che si è invece mossa sull’onda dell’emotività. In particolare, Capuozzo si è soffermato a parlare di no fly zone.”Joe Biden ha escluso subito l’ipotesi. Se infatti un aereo russo sorvola l’Ucraina, un caccia deve andargli incontro e abbatterlo o essere abbattuto e gli Stati Uniti lo hanno evitato fin dal primo momento, visto che questo vorrebbe dire entrare in guerra e loro non ne hanno intenzione”, ha spiegato alla conduttrice.

Fin dall’inizio il giornalista aveva criticato l’Occidente e si era anche chiesto se fosse davvero giusto dare le armi agli ucraini per poter combattere. Sembrano piuttosto degli invii mandati per salvare la coscienza, ma che probabilmente non cambieranno l’esito della battaglia. Quello che sorprende il giornalista è che i leader europei, i media e i commentatori, non si siano lanciati a parlare di pace, a cercare soluzioni e proposte per arrivare alla fine del conflitto. La sua paura è che qualcuno a Washington “ringalluzzito dalla tenuta dell’esercito e dei cittadini ucraini, pensasse che è l’occasione per far pagare l’azzardo a Putin, per farlo ritornare vinto a casa, a vedersela con un paese umiliato, con qualcuno che pensi di soppiantarlo”.

Anche parlando delle sanzioni alla Russia Capuozzo non si era detto molto favorevole, e le aveva viste più come un’arma a doppio taglio che possono funzionare nel lungo periodo ma non in questo momento. Come scrive ilgiornalista sulla sua pagina Facebook, sarebbe stato forse meglio, più sensato e utile, mediare, provare non a sconfiggere Putin. Cercare un modo per arrivare a una resa dignitosa, una trattativa per cedere qualcosa ma non tutto, per raffreddare il conflitto, mettendo in campo caschi blu e osservatori, idee e prese di tempo.

Secondo il giornalista un grande leader è colui che salva il suo popolo, mentre Zelensky sembra che lo stia accompagnando allo sbaraglio, sia pure in nome della dignità, della libertà e dell’autodifesa, cause comunque molto degne. E aggiunge: “Mi sorprende ancora di più l’Occidente che lo spinge, lo arma, e in definitiva lo illude, perché non acconsente a dichiarare quella no flight zone che vorrebbe dire essere trascinati in guerra, come a Zelensky non dispiacerebbe. E da questa comoda posizione però incita, fosse mai che la trappola diventi la tomba per Putin: si chiamano proxy war, guerre per interposta persona, che altri combattono in nome tuo. Se va bene, bene, abbiamo vinto. Se va male, che siano curdi o afghani, hanno perso loro”.

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