Una valanga di richieste d’asilo. l’assalto dei migranti ai tribunali

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Tribunali ingolfati di pratiche e personale non proporzionato alla mole di lavoro che attanaglia i diversi uffici.

Sono queste al momento in Italia le condizioni dei palazzi di giustizia che operano in affanno con significativi ritardi su pratiche che per la loro natura non richiedono lunghi tempi. Si intravedono anche su questo fronte gli effetti della linea politica sull’immigrazione adottata dal governo giallorosso che dal settembre del 2019 ha aperto i porti ai migranti. E questo perché sono più di 140mila le richieste d’asilo presentate dai migranti e per le quali non giunge ancora nessuna risposta. Buona parte di esse dopo aver ricevuto il diniego da parte delle Commissioni territoriali chiamate ad esprimersi in prima istanza, adesso hanno generato dei ricorsi alle Sezioni Immigrazione ingolfando il sistema giudiziario.

Quello che si genera è un effetto a catena perché se da una parte aumentano i ricorsi, dall’altra cresce la quantità di lavoro da smaltire e, di conseguenza, anche le pendenze. Queste ultime nel 2019 hanno fatto registrare un aumento del 53% rispetto all’anno precedente. I tribunali non riescono più a rispettare i tempi stabiliti dalla legge e si genera un corto circuito. Secondo quanto riporta il Sole 24Ore, la mole del lavoro determinata dai ricorsi si è fatta sentire anche in Cassazione laddove si decide in merito alle impugnazioni delle decisioni emesse dai tribunali.

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A chiusura del 2020 le pendenze contate sono state più della metà rispetto ai due anni precedenti. Dopo il boom di migranti arrivati nel 2017, negli anni successivi è stato registrato un calo delle richieste d’asilo e oggi le nuove domande che attendono il responso delle Commissioni sono 33.808. Ma questo non di certo è lo zucchero che aiuta a fare ingoiare la pillola dal momento che nel 2019 vi è stato un notevole aumento (23%) delle impugnazioni delle richieste d’asilo a seguito del parere negativo emesso dalle Commissioni territoriali. Per smaltire tutti gli arretrati che si sono creati il personale non è sufficiente e questo ingolfa tutto il sistema aumentando le pendenze e con esse i tempi di attesa.

Il problema riguarda soprattutto i tribunali delle grandi città del Nord che più di altre, sono investiti da un numero imponente di ricorsi. A Trieste ad esempio in materia di immigrazione le pendenze rappresentano il 50% di quelle civili totali. A Milano gli uffici dei palazzi di giustizia sono pieni di richieste di impugnazione e, in merito, si registrano arretrati lavoro dell’843%. Il problema c’è ed è anche serio e, come fa notare il presidente del tribunale di Bologna Francesco Caruso, non si possono lasciare senza personale gli altri settori come la famiglia, l’impresa e i contratti, per dare spazio agli arretrati sul settore dell’immigrazione. L’arrivo di migranti dunque non genera solo problemi legati prettamente all’accoglienza, ma anche problemi di sovraccarico di lavoro nei tribunali. La situazione, in caso di aumento degli arrivi, potrebbe nei prossimi anni peggiorare. Il 2020 ad esempio è stato un anno in cui gli sbarchi hanno ripreso nuovamente ad aumentare vertiginosamente e,in base alle scelte di governo degli ultimi mesi dirette a rimuovere i decreti sicurezza voluti dall’ex ministro Matteo Salvini, si preannuncia un 2021 che non lascia presagire nulla di buono.

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