L’ennesimo flop in politica estera del governo Conte

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Il governo giallorosso ha collezionato l’ennesimo flop in politica estera. E, probabilmente, è riuscito a centrarlo senza neppure accorgersene. L’accordo sugli investimenti raggiunto tra l’Unione europea e la Cina è ancora caldo. La fumata bianca, dopo sette anni di trattative, è arrivata da pochissimo. L’intesa adesso dovrà essere ratificata ma il più è fatto. In teoria ci sarebbe da brindare, visto che, dal punto di vista commerciale, Bruxelles è riuscita ad aprirsi un varco nell’immenso mercato cinese, tanto vasto quanto, fino a non molto tempo fa, impenetrabile.

L’Italia ha tuttavia ben poco di cui rallegrarsi. Il motivo è semplice: attorno al tavolino virtuale delle trattative tra Xi Jinping e i vertici delle istituzioni europee mancava qualcuno che rappresentasse Roma. C’erano i presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo, Ursula von der Leyen e Charles Michel. Presenti anche Angela Merkel, presidente di turno della Ue, ed Emmanuel Macron, presidente della Francia. Una domanda sorge subito spontanea: perché il Capo dell’Eliseo e non Giuseppe Conte? Il quesito racchiude in sé un significato enorme, visto che il premier italiano era stato il primo – e, fin qui, unico – leader di un Paese del G7 a far aderire la propria nazione alla Belt and Road Initiative voluta dal presidentissimo cinese Xi.

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Un’occasione persa

Ricapitolando: l’Italia è stata una sorta di apripista, nonché il primo Paese di spessore a firmare il Memorandum of Understanding per aderire alla Nuova Via della Seta cinese. Un anno fa, l’allora governo italiano, sempre guidato da Conte, aveva puntato molto nel rafforzamento dei legami commerciali con Pechino. Roma aveva tracciato la strada: bastava soltanto seguirla. Qualcosa è tuttavia andato storto. Le pressioni degli Stati Uniti, inferociti all’idea di “perdere” l’alleato italiano, e quelle dell’Unione europea, contrariata dal fatto che l’Italia potesse anticipare il resto del continente, hanno raffreddato gli animi.

Morale della favola: il Belpaese, che avrebbe potuto ricoprire un ruolo molto più importante dell’attuale in virtù di quanto detto, è stato relegato ai margini. Da chi? Dagli stessi leader che lo criticavano per l’eccessiva vicinanza alla Cina. Insomma, l’Italia è caduta in pieno nella “trappola” allestita con dovizia dai suoi alleati. Dal canto suo, Macron si sfregia le mani, consapevole di aver ottenuto un’importante legittimazione. “Consolidiamo l’unità e la sovranità europee per portare le nostre esigenze sul riequilibrio delle relazioni economiche, l’ambiente, lo sviluppo e il rispetto dei diritti fondamentali”, ha scritto il leader francese su Twitter, sottolineando che il dialogo tra l’Europa e la Cina è stato rafforzato e riequilibrato.

Un altro passo falso

L’Italia è rimasta con un pugno di mosche. La partecipazione di Macron alla teleconferenza dei vertici Ue con Xi, ha riportato l’Agi, è stata accolta con “sorpresa” dall’Italia, dove “si era a conoscenza della volontà di Macron di inserirsi” ma si sperava che questo scenario venisse evitato. Alcune fonti ipotizzano che Angela Merkel abbia voluto ricambiare il favore fatto da Macron l’anno scorso quando la invitò, insieme all’allora presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, a incontrare Xi in visita in Francia.

In ogni caso, quanto accaduto è un ulteriore fallimento internazionale del governo Conte. Che con il dossier cinese era partito bene, salvo poi inabissarsi in maniera clamorosa. Purtroppo non bastano un paio di eventi mediatizzati per riscuotere consensi internazionali. Con Pechino, Roma era riuscita a tessere un legame commerciale potenzialmente interessante. Peccato che sia stato sfruttato da altri. Lasciando l’Italia ferma al palo.

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