Sileri: “Il vaccino? Se gli italiani non aderiscono saremo costretti a imporlo”

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Secondo il viceministro della Salute Sileri se non vi sarà una massiccia, spontanea adesione al vaccino – almeno due terzi della popolazione – non si potrà escludere l’obbligatorietà del trattamento. Si andrà verso «contromisure», così le chiama Sileri, che si potrebbero tradurre nell’adozione un «passaporto sanitario», ha spiegato ieri ad AdnKronos, che sarà richiesto per comprovare «l’avvenuta somministrazione del vaccino», «per svolgere diversi tipi di attività». Senza vaccino, quindi, le libertà dei cittadini potrebbero continuare a subire forti limitazioni.

Anche Ue e Oms valutano passaporto sanitario

Il viceministro specifica però che «non è però un tema di competenza esclusivamente interna: istituzioni internazionali quali la Commissione Europea e l’Oms stanno valutando una proposta di certificato internazionale digitale. Già ora, una volta effettuata, viene rilasciata una normale certificazione di avvenuta vaccinazioneı». Insomma, anche le istituzioni internazionali si stanno muovendo compatte verso questo fronte. «Da questo documento al “passaporto sanitario” c’è ancora molta strada da fare, ma è senz’altro uno sviluppo possibile» osserva l’esponente del M5S.

Sileri: senza adesione di massa imporremo il vaccino

Sulla possibile obbligatorietà del vaccino Sileri è intervenuto anche stamattina in un’intervista rilasciata a La Stampa: «Non illudiamoci di uscirne in poche settimane. Per sconfiggere il Covid ci sarà bisogno di un’adesione massiccia al vaccino», ha così esordito, stigmatizzando il caso di alcuni medici e operatori sanitari che si sono rigiutati di sottoporsi al vaccino. «Metterei in dubbio la qualità del nostro sistema formativo. Avere dei no vax tra i medici equivale a un fallimento».

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Nonostante non ritenga il tema dell’obbligatorietà «un problema attuale» e si dica «fiducioso», Sileri ricorda che «Se nei prossimi mesi la campagna non dovesse raggiungere i 2/3 della popolazione, allora si dovrebbero prendere delle contromisure. Tra queste, c’è l’obbligatorietà».

I tempi sono lunghi

Come spiega che la Germania abbia ottenuto più dosi dell’Italia nel merito del Vaccine-day? «Va fatta luce, se c’è stato un errore nella distribuzione. Comunque, ci sono delle percentuali settimanali destinate a ogni Paese e queste verranno rispettate». Ad aprile si arriverà a 13 milioni di dosi «se tutto va bene. Devono ancora essere approvati i vaccini e ci sono tempi che si potrebbero allungare. Non mi stupirei se questi calcoli venissero corretti strada facendo». Nulla di certo, quindi, il numero è ancora indicativo.

Per il viceministro 15mila operatori «Sono sufficienti. Poi, quando arriveranno gli altri vaccini, dovremo mettere in campo anche altre figure. In bilancio è previsto un coinvolgimento dei farmacisti, ma anche gli odontoiatri vanno presi in considerazione. Anche a loro dovremmo garantire la vaccinazione».

Sileri pensa che nemmeno il vaccino ci salverà da terza ondata

Ma non illudiamoci: nemmeno con il vaccino saremo al sicuro da una terza ondata: «Temo di no. Il vaccino, che ha un’efficacia accertata a un mese dalla prima dose, nulla potrà sulla probabilissima recrudescenza che vedremo nei prossimi giorni». Sileri tocca il nodo delle riaperture: «Se in una regione la curva è sotto controllo da settimane, non vedo perché non si debba iniziare a parlare di una graduale riapertura. Compreso l’allungamento progressivo degli orari di bar e ristoranti e l’apertura dei centri commerciali la domenica». 

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