Angelo Becciu, Vittorio Feltri: “Ecco gli sms della sedicente 007 che lo minacciava. Chi c’è dietro al sacro imbroglio in Vaticano?”

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Prima di mettere mano a un’altra storia di magia, dove una donna misteriosa precedette addirittura L’Espresso nel «dimettere» per conto del Papa il cardinale Angelo Becciu, c’è una notizia che proviene da dentro le mura leonine. Avviciniamoci ad essa con il rispetto del punto interrogativo. Segnali di fumata bianca? Chi è uso a camminare per quei corridoi, vigilati dalle guardie svizzere con l’alabarda, assicura di sì. Tutto secondo i modi determinati di Bergoglio. E così, dopo che una fuliggine catramosa ha sporcato la porpora e la faccia di Angelo Becciu dal 24 settembre per 57 giorni, ieri mattina si è alzato un vento che somiglia a quello di purificazione. Lo stesso che l’ateo sudamericano e pertanto un po’ cattolico Gabriel García Márquez chiamava Spirito Santo ed è spirato in coincidenza con l’uscita delle nostre rivelazioni sul caso Becciu. Esagerava senz’ altro, il Nobel colombiano. Né io ho alcuna intenzione di montarmi la testa. Di certo qualcosa si muove nelle stanze di Casa Santa Marta dove risiede, prega e lavora il Papa. Con velocità fulminea e bergogliana, una mutazione di costumi radicale rispetto ai tempi abituali della Curia romana, usa a «soprassedere» prima di spostare anche solo un vaso da fiori nei Giardini vaticani, ieri l’arcivescovo Nunzio Galantino, prefetto dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), ha preso posizione sul caso Becciu in un’intervista del vaticanista Enzo Romeo, andata in onda durante il Tg2 delle 13.

In essa ha letteralmente demolito la titolazione dell’articolo dell’Espresso che fu depositato con largo anticipo sul tavolo del Papa, e che secondo il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, sarebbe stato il proiettile alla nuca usato da qualcuno per operare quella «character assasination», omicidio morale, che ha determinato le dimissioni di Becciu. Romeo ha chiesto a Galantino, a proposito del convegno internazionale sulla «Economia di Francesco» per un approccio etico della finanza: «Chi legge degli scandali potrebbe dire: da che pulpito… Se si è giocato con i soldi dei poveri certo sarebbe gravissimo». Isoliamo qui la frase centrale nella risposta di Galantino: «I poveri non sono stati depredati, come qualcuno ha detto. Sicuramente non sono stati utilizzati bene alcuni soldi, e qui è il promotore di giustizia che sta capendo». Il sommario dell’articolo di cui ieri abbiamo ricostruito la storia di fughe notturne dalla tipografia aquilana a uso di un’intesa maligna per far fuori lo scomodo Becciu diceva: «Soldi dei poveri al fratello e offshore: le carte dello scandalo». Nessun obolo destinato ai poveri è stato depistato rispetto alla destinazione prevista dal Vangelo e dalle intenzioni di Francesco. D’un colpo l’accusa infame di aver finanziato aziende di famiglia sottraendo soldi ai bisognosi, come un Robin Hood al contrario, è stata cancellata. Ci possono essere state spese incongrue, inavvedute. Su questo la Procura vaticana lavora per capire. Ciò spiega perché non ci sia stato alcun avviso di garanzia nei confronti del cardinale. E tutto induce a credere che quanto riferito dal prelato sia stato espresso secondo la precisa volontà del Papa. Galantino, 72 anni, pugliese di Cerignola, ex segretario dei vescovi italiani, è infatti la personalità di assoluta fiducia cui il Pontefice ha affidato alcune settimane fa le chiavi della cassaforte vaticana. Se altri hanno spiegazioni diverse, siamo qui per imparare. Del resto conviene a chiunque in Vaticano ami la «Santa Chiesa» – come si dice da quelle parti – evitare di lordarne le vesti con accuse ingiuste che fanno male a un innocente ma compromettono anche la fiducia dei fedeli verso l’istituzione che ha retto sì per duemila anni, ma potrebbe essere atterrata da certi colpi. Il Papa di recente ha ricordato, citando sant’ Ambrogio, che essa è pure «Casta meretrix», casta nell’intimo ma prostituta nella sua veste sporcata dai suoi membri. Non è il caso di buttar via il bambino insieme all’acqua sporca, anche se il bambino è un cardinale sardo di 72 anni.

CHERCHEZ LA FEMME
Eccoci alla donna misteriosa. La quale è insieme la stravagante protettrice di uno dei più stretti collaboratori di Becciu al tempo del suo incarico di sostituto della Segreteria di Stato (numero 3 della Chiesa). Parliamo della strana coppia formata dalla signora Geneviève Putignani e da monsignor Alberto Perlasca. Non mi permetto alcuna allusione sul tipo di sodalizio che stringe i due. So che la Putignani è entrata di prepotenza in questa vicenda, e attendendo la sua versione ci riferiamo all’esposto-denuncia presentato ieri dai legali della famiglia Becciu, con l’assistenza dell’avvocato penalista Fabio Viglione. In realtà la figura urlante di questa donna, usa a qualificarsi come agente dei servizi segreti (una costante che ci sforziamo di considerare una casualità), si era già palesata in un articolo sulla Verità, scritto da Giacomo Amadori, che rivelava un «aneddoto misterioso» riferitogli da un’altra donna, questa sì raccomandata per davvero a Becciu dai servizi segreti italiani, Cecilia Marogna. Di quest’ ultima – arrestata a Milano per conto dei pm vaticani e poi liberata per manifesta incongruità della richiesta – ci siamo già occupati senza citarla riferendoci ai bonifici effettuati, con l’avallo in Altissimis, su certi conti esteri e destinati a riscattare una suora colombiana ostaggio di Al Qaeda in Mali.

Ha detto la Marogna: «Nel giugno 2020 (in realtà era il 10 luglio, ndr) una donna ha chiesto di incontrare privatamente Becciu e lui le ha dato udienza. Ha detto di chiamarsi Geneviève Ciferri Putignani e ha iniziato a urlare: “La pagherai perché non hai difeso Alberto Perlasca”». Dalla denuncia traiamo la conferma che non di misterioso aneddoto si tratta ma dell’episodio iniziale di una persecuzione sistematica, giunta alle minacce vere e proprie nei confronti non solo del cardinale ma anche dei suoi fratelli. Una escalation progredita guarda caso in parallelo con il ruolo di accusatore a mano a mano assunto da monsignor Perlasca. Il quale da difensore accanito del suo superiore si sarebbe trasformato in una sorta di vendicatore in tandem con Geneviève, anche se tutto questo sembra essere smentito da comunicazioni affettuose verso il suo capo di un tempo. Misteri di donne e preti. Vedremo come la magistratura italiana e quella vaticana si muoveranno. Certo che qui gli intrighi non finiscono mai. Una volta svelato l’agguato meschino e tenebroso a mezzo stampa ieri sbugiardato da Galantino (ma con L’Espresso non abbiamo ancora finito), ecco che mostra la sua faccia stregonesca un altro mistero o pseudo tale. Dopo di che resterebbe da individuare chi nel piccolo Stato «di lavandaie» (copyright di monsignor Marcinkus, buonanima) ha supportato questa operazione e a quale scopo. Chi ha tradito la fiducia del Pontefice?

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L’AMICA DI PERLASCA
Ma rieccoci alla Putignani, ai contenuti specifici della denuncia, e al contesto in cui si inserisce. Geneviève compare nella vita di Becciu nel maggio del 2020, con una telefonata. Si presenta come una signora che conosce molto bene monsignor Alberto Perlasca e manifesta tutta la sua preoccupazione per quanto gli sta succedendo, soprattutto per il licenziamento del prelato deciso dalla Santa Sede. (E qui conviene spiegare. Insieme ad altri sacerdoti e laici facenti capo alla segreteria di Stato, Perlasca era stato fatto oggetto di avviso di garanzia; presentatosi ai promotori di giustizia vaticani, apprende del suo licenziamento in tronco). L’avvocato Natale Callipari di Verona, che tutela l’intera famiglia Becciu, ha raccolto la testimonianza del cardinale. «La donna ha chiesto con toni insistenti che faccia qualcosa per Perlasca, che parli con il Papa per convincerlo a riconoscere la sua innocenza. Becciu, che vuol bene al monsignore, mostra benevolenza e persino condivisione. Le assicura che avrebbe fatto di tutto per difenderlo». Becciu riteneva che non l’avrebbe «più sentita e tanto meno vista». Aveva congedato al telefono una gentildonna, si ritrova pochi giorni dopo una iena in casa. La riceve il 10 luglio verso le ore 19 nel suo appartamento in Vaticano. Ricevuta da suor Sara, una delle due religiose di casa, viene fatta accomodare in salotto. «Sua Eminenza andò tutto contento pensando di incontrare una signora premurosa e riconoscente per quanto stava facendo per il suo amico». Adesso val la pena citare il racconto in prima persona raccolto dal legale. Si capisce tutto dell’uomo: «Quale fu la mia delusione sin dalle sue prime battute! Trovai una donna fredda, spietata e insolente. Iniziò anzitutto con il beatificarmi il monsignore Perlasca che definiva uomo intelligente, dedito al bene altrui e anima sensibilissima. Poi iniziò a rimproverarmi che non avevo fatto niente per lui, che non è vero che ero andato dal Papa come le avevo assicurato nella precedente telefonata o, se vi ero stato, non avevo assolutamente preso le difese del suo protetto e che, anzi, volevo fare di tutto per disfarmi di lui».

TENTATO SUICIDIO
E dire che Becciu era intervenuto per aiutare e proteggere Perlasca nelle difficoltà, anche da un tentativo di suicidio. Alla signora non interessa niente, accusa il Cardinale di aver voluto eliminare il monsignore chiamando un medico per dargli una dose massiccia di narcotico onde eliminarlo. «Alla mia reazione piuttosto forte di fronte a tutte queste insolenze, rispose con una minaccia: “Si ricordi, se lei non farà di tutto per restituire onore e impiego a monsignor Perlasca perderà la sua berretta cardinalizia e il suo cappello sarà un bel ricordo ignominioso per Lei!”. In toni più miti aggiunse però che, se accettavo, poteva inviarmi in una di quelle sere il suo autista per portarmi a casa sua, nella sua villa, ove poter discutere meglio sulla vicenda. Tra l’altro si era presentata come un ex agente segreto». Un’ora «di amara conversazione». Becciu la ritenne a questo punto una mitomane.

L’indomani la signora cominciò a inviargli messaggi minacciosi su Whatsapp. Poi bloccò il contatto sul telefono e non la vide e non la sentì più. Finché verso il 10 settembre la Putignani non si fece viva con il fratello del cardinale, Mario, professore universitario, il quale ricevette una telefonata i cui contenuti ripropongono la profezia, ma in termini ancora più precisi. Indagheranno i magistrati, ma ecco quanto riferisce la denuncia sottoscritta dal congiunto del cardinale in merito a due comunicazioni della dottoressa Geneviève Putignani. Geneviève: «Lei è il signor Becciu, psicologo? Ex religioso (in realtà ex seminarista, ndr) Suo fratello è Tonino Mi presento io ero operativa ai Servizi Segreti nella sezione Studi strategici (non ricordo l’elenco lungo della denominazione)!». Mario: «Vedo che ci conosce proprio bene! Ma allora qual è lo scopo di questa sua telefonata?». Putignani: «Forse non mi sono spiegata bene, suo fratello è finito e con lui anche lei col suo birrificio È un uomo morto!». Mario: «Questo l’ho capito. Come mai continua a ripetermelo?». Putignani: «Per dirle che non avrà scampo: il suo potere con la stampa, i giornalisti, è finito! Lui è pieno di sé: gliel’ho detto quando mi ha ricevuto nel suo appartamento, ma lui ha la protervia di voi sardi. Si crede superiore a tutto. Finirà in carcere. Anzi tenga bene a sentire quello che le sto per dire: fra non molto, dopo il 15 settembre, sicuramente prima del 30, suo fratello perderà la berretta cardinalizia!».

MINACCE RIPETUTE
Seconda telefonata a Mario Becciu. Putignani: «Buongiorno signor Becciu sono ancora io, la dottoressa G.P. Volevo ribadirle quanto già riferito. Tutto ormai è finito. Non c’è alcuna via di scampo!». Mario: «Ma se non ci sono novità possiamo chiuderla qua, come mai mi richiama?». Putignani: «Lei forse non ha capito o non vuole capire: suo fratello ha finito e con lui lei, il birrificio e suo fratello Tonino!». Mario: «Quindi insiste nel ripetermi quanto già ampiamente detto! Lei minaccia tutte queste cose, ma non capisco il come mai. Sento tanta sofferenza, lei è una donna che sta soffrendo tanto: mi dispiace. Come mai?». Putignani: «Sì, è tanta sofferenza. Suo fratello ha fatto tanto male, ma ora ha finito. La sua supponenza gli impedisce di capire che non è più un uomo potente! È così pieno di sé! Sono pronte le manette per lui!». Mario: «Pazienza! Eserciterò una delle sette opere di misericordia corporale e andrò a trovarlo in carcere!». Putignani: «Ha la stessa supponenza di suo fratello! Lui che ha ribaltato la sua bassa origine con un ruolo di vertice». Mario: «Bassa nel senso della statura?». Putignani: «No, bassa come dire figlio di poveri». Mario: «Bassi? Mi pare che abbia detto fin troppo. Ora le chiudo la telefonata». Putignani: «Sì, chiuda pure Dopo il 15, sicuramente prima del 30, le sarà tutto più chiaro!».

Per capire il clima in cui si è ritrovato il cardinale Becciu in questi mesi, bastino questi altri stralci. Messaggi su Whatsapp inviati dalla Putignani al cardinale Becciu. 11 luglio 2020 – ore 22.06 (la Putignani aveva incontrato il cardinale il giorno prima). «Eminenza Rev.ma, alla luce dell’animato colloquio intercorso ieri sera, 10 luglio h. 20, che mi ha visto contrapposta a Lei, benché unita a Lei, nel reciproco obiettivo di bene per la persona in oggetto; La invito, ancora una volta, a contribuire alla risoluzione del problema, da cui non può esentarsi, detenendone la piena responsabilità morale. Reitero quindi la preghiera di mettere la Sua porpora al servizio della giustizia e della verità, e non della codardia e della simulazione. D’altra parte non Le tornerebbe utile, né gioverebbe al bene della Chiesa, trincerarsi dietro la cortina della supponenza e dell’arroganza. Devoti ossequi. Dott.ssa Geneviève Putignani». 15 luglio 2020 – ore 7.23. «Eminenza Rev.ma, appena rientrata da Londra, e sulla base del nostro colloquio, mi pregio informarla che ho provveduto a chiudere alcuni rubinetti, per riaprirne altri, passati e recenti, di più sostanziale importanza. Con dispiacere, deduco Lei dovrà procurarsi legali, su suolo inglese e italiano, di maggior caratura rispetto a quelli consigliati paternamente al Suo ex collaboratore. Spesso si cade nella suggestione della propria onnipotenza, e di conseguenza nell’ingenuità di credere che persone soggette a noi da anni, possano continuare ad essere manipolabili sempre. Si sottovaluta quindi la possibilità che persone altre possano intervenire a sostegno e difesa di queste ultime, per ristabilire principi di giustizia e verità disattesi per propria opportunità. Ciò quanto accaduto nella fattispecie. Devoti ossequi». 15 luglio 2020 – ore 8.48. Scambio di messaggi fra il cardinale Becciu e monsignor Alberto Perlasca. Becciu: «Buon giorno, Alberto! Veramente non so che dire e che fare dopo questo messaggio che la Signora mi invia e che è sempre sullo stesso tono insultante con cui mi ha aggredito venerdì sera». Perlasca: «Eminenza, buon giorno. Sono desolato. La scongiuro, lasci perdere… e comunque non è assolutamente il mio pensiero. Alberto Perlasca». Becciu: «Ti ringrazio. Sappi che sarò sempre al tuo fianco e quello che posso fare lo farò. Buona domenica!». Perlasca: «Lo so, lo so… ed è l’unico». Dopo qualche settimana, ecco che a soccorrere le minacce della signora, giungerà una copia dell‘Espresso trafugata dalla tipografia. A domani.

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