L’imprenditrice asfalta Conte: ​”Sei l’avvocato della poltrona”

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Il premier Giuseppe Conte lo sapeva. Quelle di Napoli e Milano non sono state semplici avvisaglie. E così ha provato a disinnescare il malessere di chi è costretto ad abbassare di nuovo la serranda promettendo “indennizzi” e “ristoro”.

Non è bastato.

Le conseguenze del Dpcm sono lì ad attenderlo, fasciate in un cappotto rosso. Lo indossa una donna siciliana. È disperata. Le sue urla iniziano ad echeggiare quando ormai non ha più nulla da perdere. La conferenza a Palazzo Chigi è finita da qualche minuto, adesso i rumors dei giorni passati sono diventate certezze. Il Paese si prepara a vivere una stagione nuova. La chiamano già la stagione del “semi lockdown” e non significa nulla di buono. È una via crucis di saracinesche abbassate e chiusure anticipate.

La donna con il cappotto rosso gestisce un centro benessere, una di quelle attività che rimarranno congelate fino al 24 novembre. Lei non ci sta. E si presenta a piazza Colonna per strillarlo forte: “Non si può bloccare l’Italia, tutti in piazza, in tutte le regioni, in tutte le piazze del Paese”. “Devono sentirci stavolta, basta, dobbiamo vivere, non sopravvivere”. Il suo è un invito a mobilitarsi, a non accettare passivamente le scelte del governo.

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No, non è una facinorosa, e ha premura di metterlo in chiaro: “Non sono negazionista, non sono fascista nè violenta, sono una persona per bene, una persona che è stanca”. “Ho pagato per rendere sicura la mia attività, mi sono indebitata, tutti noi lo abbiamo fatto e adesso ci costringono a chiudere”. Il suo eloquio diventa sempre più infuocato. In pochi attimi catalizza attorno a sé decine di scontenti. Lo sfogo dell’imprenditrice contro Conte: “Quale avvocato del popolo, tu lo affami”Pubblica sul tuo sito

“Perché invece di affamare noi non hanno potenziato il sistema sanitario? Vergogna, fetusi, poltronari”. La folla rumoreggia, le dà ragione e applaude. Una donna si fa avanti. È una ristoratrice del centro storico, da domani sa che dovrà chiudere alle diciotto. “Io ho diecimila euro di spese fisse al mese, chi me le paga? Già ero ridotta alla fame, adesso non se ne può più, ma uno che deve fare – si sfoga – si deve suicidare?”. Le fa eco la proprietaria di un bed and breakfast: “Sono stata otto mesi senza lavorare e non mi hanno dato un centesimo, niente di niente, come campo io? Però se vado a rubare mi arrestano”.

La donna con il cappotto rosso riprende il centro della scena. “Questo è il popolo”, dice indicando la gente che la circonda. Ne ha una per tutti. Si riferisce al presidente dell’Inps Pasquale Tridico quando accusa la classe dirigente di “pensare solo ad aumentarsi lo stipendio mentre il popolo soffre”. Si accanisce anche contro il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, intimandole di scendere: “Scendi, vieni qui, in Sicilia ci sono hotspot e centri di accoglienza pieni di casi di Covid”. Poi si rivolge direttamente al presidente del Consiglio. Anche per lui volano parole di fuoco: “È inutile che dicono che loro sono per il popolo, avvocato di sto ca*** non del popolo, sei avvocato della poltrona”.

il giornale.it

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