“Fratelli tutti”: la terza enciclica di Papa Francesco per una Chiesa globalista

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La terza enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”, firmata due giorni fa ad Assisi, come si evince subito dal titolo, presenta tutte le caratteristiche della narrazione terzomondista che ha assunto la Chiesa cattolica negli ultimi anni. Un testo che pare uscito dalla redazione di Repubblica, che farà sicuramente gola a parroci come don Biancalani e Carmelo La Magra. L’enciclica consta di 8 capitoli e tratta di diversi argomenti ricorrenti di attualità, inseriti sullo sfondo della pandemia da coronavirus.

“Il ritorno dei nazionalismi”

Nel primo capitolo, intitolato “Le ombre di un mondo chiuso”, Papa Francesco inizia con il solito sproloquio sul crescente clima di odio incalzato dal ritorno dei nazionalismi in Europa. “Si accendono – scrive – conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali”.

Un’enciclica per i “diritti senza frontiere”

Nei capitoli successivi del documento, Francesco arriva all’oggetto principale dell’enciclica, ovvero gli immigrati, utilizzando la consueta retorica dirittoumanista. Nel secondo capitolo significativa la figura del “Buon Samaritano”, che si deve distinguere in una società “analfabeta” nella cura dei deboli per abbattere i pregiudizi e qualsiasi barriera storica culturale, che ricorda più il programma dell’agenda globalista piuttosto che la parabola di Gesù narrata nel Vangelo di Luca.

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Appello alla politica (e all’Onu)

Il Pontefice nei successivi tre capitoli fa appello ad una “etica delle relazioni internazionali”, atta alla tutela dei “diritti che non hanno frontiere”, per la creazione di “una famiglia umana”. Fatta questa digressione, il Papa fa un appello in generale alla politica e in particolare all’Onu, chiamati a non sottomettersi “all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Non si può giustificare un’economia senza politica, che sarebbe incapace di propiziare un’altra logica in grado di governare i vari aspetti della crisi attuale». Invece, «abbiamo bisogno di una politica che pensi con una visione ampia, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi. Penso a una sana politica, capace di riformare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche, che permettano di superare pressioni e inerzie viziose». Parole lodevoli, che però cozzano con i continui attacchi gratuiti verso il sovranismo e le benedizioni all’Unione Europea.

Francesco poi si concentra sull’Onu, esortando una più efficiente collaborazione internazionale per la gestione dei flussi migratori, in particolare chiedendo l’abolizione della “tratta”, “vergogna per l’umanità” e la fine della fame nel mondo, attraverso “il negoziato, i buoni uffici e l’arbitrato”. Insomma Francesco chiede più Onu e più immigrati, proprio come previsto dal Global Compact, il cui spauracchio è aleggiato nella nostra nazione quando era in carica il governo gialloverde, che il Vaticano accolse apertamente.

Riccardo Natale

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