Gregoretti, il Gup sentirà mezzo governo. Il processo a Salvini finisce prima di cominciare

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Lasciamo stare i sospetti sulla giustizia politicizzata. Saltiamo a piè pari gli ultimi vent’anni di sentenze ad orologeria che un centrodestra meno timido avrebbe senz’altro preteso di illuminare attraverso un’inchiesta parlamentare. E archiviamo pure le indegne parole di Luca Palamara captate dal trojan («Salvini ragione, ma adesso bisogna attaccarlo»). Facciamo infine finta che i magistrati avanzino in carriera solo per merito e non soprattutto grazie a spinte e a riconoscimenti “politici“, spesso arrivati sull’onda di indagini con imputati eccellenti. Togliamo tutto, ma lo stesso si rabbrividisce a leggere i lanci di agenzie dell’udienza preliminare di Catania sul caso-Gregoretti, dove Salvini risponde di sequestro aggravato di persona.

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Il 20/11 deporranno Conte e Toninelli. Di Maio e Lamorgese il 4/12

Parliamo di un procedimento penale intentato dal Tribunale dei ministri, nonostante la richiesta di archiviazione da parte dei pm, e autorizzato dalla maggioranza di governo al Senato. In questa prima seduta, il giudice per l’udienza preliminare (gup) ha deciso, su richiesta della difesa, di ascoltare come persone informate dei fatti il premier Conte, l’ex ministro Toninelli, il ministro degli Esteri Di Maio e quello dell’Interno, Lamorgese. I primi due deporranno il prossimo 20 novembre, gli altri il 4 dicembre successivo. Diranno che dormivano mentre Salvini teneva bloccati i migranti sulla nave? O finiranno anch’essi alla sbarra, specie Conte e Toninelli, quali concorrenti nel reato?

Salvini si aggiudica il primo round

Ma il tema è un altro. Se l’accusa non accusa e il Gup vuole vederci chiaro, sulla base di quali elementi il Tribunale dei ministri ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere contro Salvini? E se i legali dell’imputato ritengono decisive le testimonianze degli ex-colleghi di governo del loro assistito, con quale e quanta serenità d’animo costoro ne hanno votato l’incriminazione? E ancora: perché il Tribunale dei ministri non ha ritenuto di dover acquisire tali testimonianze prima e non dopo il voto del Senato? È fatale, di fronte a tali interrogativi, che si insinui  e si consolidi il sospetto dell’ordito politico-giudiziario in danno di un (ex) ministro. Che a considerarlo avversario siano i politici dello schieramento a lui opposto, è normale. Che lo sia anche per coloro che vestivano alla Palamara, è eversione.

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