La supercazzola di Santori che svela il piano per le Regionali

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Intervistato da “L’Avvenire”, il leader delle sardine Mattia Santori parla a 360° del movimento che rappresenta e che pareva destinato ad uscire di scena a seguito dei primi dissapori sorti tra coloro che volevano varcare una volta per tutte la soglia della Politica ed il gruppo che puntava invece a mantenere la linea originariamente perseguita dai fondatori.

“Non ce ne siamo mai andati”, replica il 32enne al giornalista che pone la domanda scomoda relativa alla pausa di riflessione annunciata dai pesciolini irritati. “Noi siamo un’esperienza fisica, materiale e creativa che poi confluisce sul web, non rinunceremo mai alle piazze e mai sostituiremo le piazze con i social”.

Impossibile non parlare, tuttavia, dell’ordinamento seguito al primo scossone interno. “Avremo uno statuto dell’associazione 6000sardine, un codice etico, un regolamento interno e dei vincoli giuridici precisi e inderogabili. A giorni sarà pronto il sito e avremo strumenti per parlare con chi ci segue. Tra Bologna e Roma avremo manifestazioni nazionali”, annuncia Santori. “Non basterà più avere un gruppo su Facebook per definirsi ‘Sardine'”.

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Il tema caldo, comunque, resta quello dell’orientamento politico del movimento, abbastanza evidente nonostante il tentativo del leader dei pesciolini di non schierarsi apertamente, specie quando il giornalista parla della stampa che insiste sui legami col Pd. “Non ci interessano queste chiacchiere. Noi ci possiamo permettere battaglie che i partiti non possono permettersi, sulle quali anche il Pd e Zingaretti sono timidi. Il Mediterraneo, lo ius culturae… Temi scomodi che non si vogliono affrontare. Le battaglie che ci scegliamo dimostrano che siamo oltre ogni rapporto con i partiti”.

Per quanto riguarda, invece, le prossime consultazioni elettorali, Santori sembra sicuro, anche se lo appariva pure nel momento in cui aveva annunciato la oramai celebre pausa di riflessione. “Non ci saranno liste delle Sardine. Noi siamo un enzima che vuole fare pressione dal basso perché ci sia unità nel campo progressista”.

“Si tratta di elezioni molto complicate, con peculiarità in ogni Regione. La settimana prossima incontreremo i coordinamenti regionali: c’è autonomia nelle scelte, non è da escludere che si scelgano approcci diversi a seconda della Regione, ma sarebbe meglio avere una linea univoca delle sardine a livello nazionale”, dice il 32enne. Quindi una strategia studiata ad hoc per ogni regione in cui organizzeranno manifestazioni, mirata a catturare consensi elettorali sottraendoli dunque ai tanto odiati “sovranisti”.

“Se c’è capacità di aggregazione, di stare insieme, di definire un campo chiaro anti-sovranista e non populista, si recuperano tante persone che oggi sono senza rappresentanza”, sostiene convinto Santori. Un fronte elettorale che può abbracciare tutte le posizioni politiche, quindi, comprese quelle di Renzi e Di Maio, oltre che quelle già apprezzate del Pd. “Si, possono essere questi i confini politici. Ma quello di coalizione è un concetto che si allarga alla società civile”.

il giornale.it

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