Una strana lettera a Trump

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Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico della Santa Sede che di recente ha fatto parlare di sé per via di un memorandum in cui, tra i vari punti sollevati, suggeriva a papa Francesco di dimettersi dal soglio di Pietro per via del caso McCarrick, ha scritto una lettera a Donald Trump, disegnando un contesto escatologico, in cui i “figli della luce” sono costretti a combattere con i “i figli delle tenebre”. Quella in corso nel mondo contemporaneo sarebbe insomma un sorta di battaglia finale.

Viganò, come il presidente Trump, è un anti progressista convinto. Il consacrato ha scelto per il suo testo argomentazioni che non possono non essere condivise dal fronte tradizionale e conservatore: dalle politiche pro life del tycoon al contrasto al mondialismo, passando per le influenze che il cosiddetto “Stato profondo” eserciterebbe nei confronti dei media, impedendo al dibattito pubblico di potersi confrontare sul piano della realtà dei fatti.

Il passaggio più incisivo è forse quello in cui Viganò, come riportato dal blog di Aldo Maria Valli, ha scritto: “Scopriremo anche che i moti di questi giorni sono stati provocati da quanti, vedendo sfumare inesorabilmente il virus e diminuire l’allarme sociale della pandemia, hanno dovuto necessariamente provocare disordini perché ad essi seguisse quella repressione che, pur legittima, sarà condannata come un’ingiustificata aggressione della popolazione”.

L’ex nunzio apostolico pensa che il fenomeno di piazza di questi giorni, quello innescatosi dopo la morte di George Floyd, vada interpretato, partendo dalla volontà di manovrare l’opinione pubblica dall’alto. Anche in questo caso, come per la pandemia del resto, viene citato il Deep State. Viganò la pensa dunque come i politologi che leggono la presidenza Trump alla stregua di un’eterna contrapposizione tra l’alto ed il basso dell’espressioni del potere. Ma non è tutto.

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Il sostegno al presidente degli States è totale: Viganò pensa pure che le iniziative di questi giorni, quelle cui partecipa il Black Lives Matter, siano legittime ma strumentali perché finalizzate creare un clima favorevole per un esponente di diretta emanazione dello “Stato profondo”. Il pensiero corre dritto dalle parti di Joe Biden, che è l’avversario dei Repubblicani per le presidenziali di novembre e che ha ricoperto per due mandati l’incarico di vicepresidente degli Stati Uniti. “È di tutta evidenza che il ricorso alle proteste di piazza è strumentale agli scopi di chi vorrebbe veder eletto, alle prossime presidenziali, una persona che incarni gli scopi del deep state e che di esso sia espressione fedele e convinta. Non stupirà apprendere, tra qualche mese, che dietro gli atti vandalici e le violenze si nascondono ancora una volta coloro che, nella dissoluzione dell’ordine sociale, sperano di costruire un mondo senza libertà: Solve et coagula, insegna l’adagio massonico”, scrive monsignor Viganò.

Le prossime elezioni divengono così il teatro di un scontro definitivo tra due visioni del mondo opposte, che guardano in direzioni diverse: verso la luce, appunto, o verso le tenebre. La Chiesa cattolica americana, un po’ come accade nel resto del globo, è divisa. La parte conservatrice, capitanata da esponenti come Carlo Maria Viganò ed il cardinal Raymond Leo Burke, sembra più disposta ad assecondare la riconferma di The Donald, se non altro per via dei pericoli che si nasconderebbero dietro una vittoria degli ultra-progressisti e dei liberal.

Cardinali e vescovi progressisti, invece, preferirebbero una vittoria di Joe Biden. Il vincitore delle primarie dem è cattolico: una novità per gli asinelli, che di solito non possono vantare una piena appartenenza al cattolicesimo della loro punta di diamante. Trump, in questi anni, si è assicurato il sostegno della base dei fedeli. Ma i vertici ecclesiastici sono parte attiva dell’opposizione. Si pensi, per citare il caso più eclatante, alle critiche rivolte alla presidenza per via di un punto programmatico preciso: il muro al confine con il Messico. I consacrati progressisti sono per l’accoglienza erga omnes anche nel Nuovo mondo: “Ed è sconcertante che vi siano vescovi – come quelli che ho recentemente denunciato – che, con le loro parole, danno prova di essere schierati sul fronte opposto. Essi sono asserviti al deep state, al mondialismo, al pensiero unico, al Nuovo Ordine Mondiale che sempre più spesso invocano in nome di una fratellanza universale che non ha nulla di cristiano, ma che evoca altresì gli ideali massonici di chi vorrebbe dominare il mondo scacciando Dio dai tribunali, dalle scuole, dalle famiglie e forse anche dalle chiese”.

Viganò annota al termine della missiva: “Signor Presidente, la mia preghiera è costantemente rivolta all’amata Nazione americana presso la quale ho avuto il privilegio e l’onore di essere stato inviato da papa Benedetto XVI come Nunzio apostolico. In quest’ora drammatica e decisiva per l’intera umanità, Ella è nella mia preghiera, e con Lei anche quanti La affiancano nel governo degli Stati Uniti”. Pare che la lettera sia arrivata direttamente nelle mani del Commander in Chief, che può dire di aver trovato un alleato in questa epica contesa.

il giornale.it

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