Ecco la tassa “nascosta” ​che ci costerà 536 euro

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Ci potrà essere un aumento medio di 536 euro a famiglia su base annua. Lo ha stimato il Codacons ed è legato all’emergenza coronavirus.

In queste settimane infatti le associazioni dei consumatori hanno ricevuto numerose segnalazioni su un rincaro dei prezzi da post Covid in vari settori commerciali. C’è da dire che non è successo ovunque ma questi sovrapprezzi potrebbero pesare molto sulle tasche degli italiani.

Rincari

Secondo il Codacons, i maggiori aumenti sarebbero nei settori dell’alimentare con un rincaro di 166 euro all’anno, della ristorazione (124 euro in più) e poi abbigliamento e calzature (+85,5 euro) e parrucchieri (+30,5 euro).

Come detto già un paio di settimane fa era comparsa una tassa Covid su alcuni negozi. Come riporta Il Giorno, lo stesso Codacons aveva stimato questo balzello dai 2 ai 4 euro per parrucchieri ai 10 euro dei centri estetici fino ad arrivare ai quaranta delle autofficine.

Altri rincari hanno riguardato i bar. Basti pensare che subito dopo la ripartenza i consumatori avevano segnalato l’aumento fino a 2 euro di una tazzina di caffè a Milano, mentre a Firenze si può arrivare a 1,70 euro e a Roma a 1,50 euro.

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Codacons e Fipe

Il numero uno del Codacons, Carlo Rienzi, ha sottolineato che con la ripresa delle attività “i consumatori si sono ritrovati a far fronte ad incrementi di prezzi e tariffe in tutti i settori, dal bar al parrucchiere, passando per centri estetici, officine, alimentari, autolavaggi e dentisti”. Rienzi ha detto che i rincari dei listini potrebbero provocare un duro colpo per i consumatori quantificabile in “una maggiore spesa su base annua fino a più 536 euro a famiglia”.

La Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) ha respinto le accuse di aumenti dei prezzi, parlando di “polverone ingiustificato”. Aldo Cursano, vice presidente vicario dell’associazione, ha evidenziato che un’intera categoria non può essere trattata in questo modo perché la cosa più importante è riportare le persone nei locali assicurando loro la massima sicurezze e convenienza. Sui rincari, Cursano ha precisato che nel nostro Paese “siamo 300 mila imprese, quindi può darsi che qualcuno abbia applicato questa tassa Covid, ma credo che non sarà premiato da questa scelta”. In sostanza, per la Fipe non si può parlare di speculatori per pochi casi sparsi in Italia.

Sicuramente è stata una ripresa difficile per gli esercenti. Un’indagine condotta dal centro studi delle Fipe ha rilevato che il bilancio della prima settimana di attività è stato negativo per il 74,5% degli intervistati, con incassi ridotti di circa il 70%.

il giornale.it

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