La rabbia di Borghese: “Governo rade al suolo ​la ristorazione italiana”

“Da quando è iniziato il lockdown ho perso quasi metà degli introiti”, Alessandro Borghese, chef e volto noto della televisione, non usa mezzi termini nel commentare il difficile momento che, da imprenditore, sta attraversando. L’economia italiana è stretta nella morsa non solo del coronavirus, ma anche dell’incertezza delle misure governative, che tardano ad arrivare soprattutto in uno dei settori più trainanti del paese, la ristorazione.

A confermarlo è lo stesso Borghese che, in un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera “, c’è andato giù pesante contro il Governo, reo di essere assente e poco incisivo nella ripartenza dell’economia italiana.

Alessandro Borghese, che i telespettatori conoscono per i reality “Quattro Ristoranti” e “Cuochi d’Italia“, ha usato parole durissime nei confronti del Governo: “Lo Stato sta radendo al suolo la ristorazione italiana con la sua assenza. Non solo manca sostegno economico a un settore che è il fiore all’occhiello del Paese, ma anche regole certe per iniziare a progettare la ripartenza non ci sono”. Secondo il programma della fase 2, ristoranti e bar dovrebbero riaprire il prossimo 1 giugno. ma a oggi non sussistono i presupposti, né tanto meno le regole e i disciplinari, per consentire agli imprenditori di prepararsi alla ripartenza. Alessandro Borghese è chiaro sulla questione: “Le istituzioni dovrebbero avviare un tavolo nazionale con i rappresentanti dei ristoratori per ragionare sul problemi e soluzioni. Servirebbero finanziamenti a fondo perduto. Anche perché ci vorrà tempo prima che i ristoranti tornino a riempirsi. Mancano appena tre settimane e non ci sono ancora le regole di ingaggio, anche solo per capire quanto costerà far ripartire le attività”.

La ristorazione, che secondo Confcommercio ha subito una perdita di 9 miliardi di euro a causa della pandemia da covid-19, scalpita ed è pronta a ripartire come ha sottolineato Alessandro Borghese che, però, ad oggi si ritrova abbandonato dalle istituzioni, costretto ad anticipare di tasca sua la cassa integrazione promessa dal Governo e non ancora arrivata: “La gente ha voglia di tornare a mangiare fuori, servono solo regole chiare da rispettare. Ora siamo fermi: tutto chiuso. Sto anticipando l’assegno della cassa integrazione ai miei 64 collaboratori: non potevo permettere che attendessero mesi prima dell’arrivo dei fondi a causa della burocrazia. Ma così non si può resistere a lungo”.

il giornale.it

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