Coronavirus, altro che “Cura Italia”. Nel Regno Unito zero tasse e stipendi pagati dallo Stato

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Londra, 26 mar – Boris Johnson e stato pesantemente criticato per la sua iniziale scelta di puntare sull’immunità di gregge come risposta alla diffusione del coronavirus. Il premier britannico qualche giorno fa ha però fatto marcia indietro e annunciato misure restrittive non dissimili a quelle attuate dal governo italiano. Un lockdown che nel Regno Unito si traduce in: negozi e locali chiusi, tranne supermercati e farmacie; limitazioni alla libertà di movimento molto limitata; incontri soltanto in casa tra familiari; divieto di assembramenti pubblici superiori a due persone; chiusura di biblioteche e luoghi di culto; obbligo di smart working tranne casi eccezionali. Come tutti gli altri governi che hanno adottato misure “draconiane” per contrastare la pandemia, anche quello di Londra ha annunciato al contempo un piano economico emergenziale.

Un piano economico da 363 miliardi

A differenza però del “Cura Italia” che al momento prevede l’impiego di 25 miliardi, a cui stando a quanto dichiarato ieri alla Camera dal premier Conte dovrebbero aggiungersene altrettanti ad aprile, il Regno Unito ha messo in campo 330 miliardi di sterline (pari a oltre 363 miliardi di euro) da destinare ad aziende, lavoratori e commercianti. D’altronde Londra non ha mai abdicato alla propria sovranità monetaria, a prescindere dalla recente Brexit. Ha dunque una capacità di intervento non vincolato sull’economia reale che è quasi superfluo sottolineare, non fosse cruciale in un momento drammatico come quello attuale. A colpire però sono l’impiego e la ripartizione scelti dal governo britannico per i fondi stanziati. Lo slogan che inquadra al meglio il provvedimento di Johnson è “to do whatever it takes”, ovvero: “fare tutto il necessario”. Vediamo allora in cosa consiste esattamente questo piano economico.

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Lo Stato pago lo stipendio ai lavoratori

Si tratta di un programma che prevede: la sospensione del pagamento delle rate dei mutui per tre mesi per tutte le famiglie che oggi si trovano in difficoltà economia, un contributo fino a 25 mila sterline, pari a 27.500 euro, per tutte le attività commerciali (negozi, pub etc.) e gli alberghi di piccole dimensioni costretti alla chiusura temporanea. Prevista inoltre la sospensione delle tasse per dodici mesi per tutte le attività commerciali. Agevolazioni di cui, giova ricordarlo, beneficeranno anche i tanti ristoratori e commercianti italiani che lavorano in Gran Bretagna.

Non solo, come precisato dal ministro delle finanze Rishi Sunak, i datori di lavoro percepiranno un contributo da Hrmc, che è in pratica l’Agenzia delle Entrate britannica, per consentire loro di riassumere chi ha perso il lavoro: 2.500 sterline al mese per lavoratore. Si prevede che questa misura riesca a coprire l’80% della forza lavoro totale. In pratica lo Stato pagherà gli stipendi alla gran parte dei lavoratori con un provvedimento tra l’altro retrodatato all’inizio di marzo. Last but not least, gli esercenti sono esentati dal versamento dell’Iva fino alla fine di giugno. “Lo Stato sta chiedendo alla popolazione cambiamenti significativi nelle loro vite ed è giusto che ora dia sostegno alla gente”, ha dichiarato il premier Johnson. Cristallino.

Eugenio Palazzini

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