Il coronavirus e i tagli alla sanità. I soldi sono stati spesi per i migranti

Ci sono due dati, in tempi di Coronavirus, che è opportuno valutare fino in fondo. Il primo, è il crollo di risorse registrate dal Sistema Sanitario Nazionale, vero baluardo alla diffusione del virus non solo in Lombardia e Veneto, ma in tutta Italia.

E l’altro è il boom di fondi che lo stesso Stato italiano ha investito per l’accoglienza dei migranti, in larga parte clandestini.

A certificare il “definanziamento” del SSN è un rapporto pubblicato a fine 2019 dall’Osservatorio Gimbe, una fondazione che ha lo scopo di promuovere e realizzare attività di formazione e ricerca in ambito sanitario. I numeri parlano chiaro: “Fra tagli e minori – si legge – entrate il Sistema Sanitario Nazionale ha perso negli ultimi dieci anni € 37 miliardi di euro”. Ci si può poi stupire, se gli ospedali vicini alla zona rossa temono di trovarsi presto di fronte alla mancanza di posti letto per i casi di contagiati da coronavirus che necessitano della terapia intensiva? “Il finanziamento pubblico – continua il rapporto – è stato decurtato di oltre € 37 miliardi, di cui circa 25 miliardi nel 2010-2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie ed oltre 12 miliardi nel 2015-2019, quando alla Sanità sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica. In termini assoluti il finanziamento pubblico in 10 anni è aumentato di 8,8 miliardi, crescendo in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua (1,07%)”.

Allo stesso tempo, però, ingenti risorse pubbliche venivano destinate dai governi che si sono susseguiti sulla gestione del flusso migratorio. Il Documento Programmatico di Bilancio del 2017 conteneva una stima della spesa sostenuta per la crisi immigrati dal 2011 al 2017, quasi lo stesso periodo considerato dal Gimbe per il SSN. Dai 827,8 milioni di euro spesi al neto dei contributi Ue, si è passati ai 4,2 miliardi del 2017. In totale fanno oltre 15 miliardi di euro. A questi vanno aggiunti tra i 4,5 e i 4,9 miliardi previsti per il 2018. Sul 2019 i dati non sono disponibili, visto che la parola “migranti” dal Def del 2020 è scomparsa. Anche se il calo degli sbarchi dovrebbe aver prodotto (e favorire in futuro) un “risparmio” da 1 a 2 miliardi all’anno, l’esborso dell’ultimo decennio per la gestione degli immigrati è comunque da capogiro. A conti fatti, infatti, parliamo di una cifra totale dal 2011 al 2018 intorno ai 20 miliardi di euro, più della metà dei 37 miliardi che negli anni sono stati tolti alla sanità.

il giornale.it

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