“Io a testa alta, ho salvato vite”. E la Bongiorno inchioda Conte

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Matteo Salvini usa una frase del poeta Ezra Pound per dare il via alla giornata in cui il Senato ha deciso di inviarlo a processo per il caso Gregoretti: «Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui»

E ieri il leader della Lega per le sue idee ha combattuto con le unghie e con i denti, parlando dagli scranni di Palazzo Madama. Un intervento supportato sui social dal tam tam mediatico dei suoi fan, sdegnati per la farsa di un centrosinistra che usa argomentazioni politiche per demolire un avversario. L’hashtag #iostoconsalvini è risultato essere il primo in classifica.

«Se in quest’aula c’è oggi qualcuno che scappa e che è assente – ha esordito l’ex ministro dell’Interno – non è tra i banchi della Lega, ma tra quelli del governo».

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La sua difesa si è basata su quanto messo in atto all’epoca in cui era a capo del Viminale. «Se avessi dovuto ragionare per opportunismo e convenienza personale – ha proseguito – non avrei preso la decisione che ho preso. Lo faccio per rispetto nei confronti della carica che ho avuto l’onore di ricoprire, degli italiani e dei miei figli che hanno il diritto di ritenere che il loro papà sia spesso lontano da casa non perché passa il tempo a sequestrare esseri umani, ma perché difendere i confini e la sicurezza del suo Paese era un suo preciso dovere». Ha quindi ricordato come il Mediterraneo si fosse trasformato «in una fossa comune a cielo aperto con 15mila cadaveri in tre anni. Questo è il risultato del buonismo – ha detto ancora – Noi siamo passati da 15mila a 2mila. Sempre 2mila di troppo, ma rivendico che le politiche di controllo e di rigore hanno salvato migliaia di vite umane». Per poi puntualizzare: «Carlo Nordio ha parlato di processo politico. È vero che si rischia di creare un precedente pericoloso». Concludendo con una frase di Indro Montanelli: «L’unico consiglio che do è questo: ragazzi, combattete per quello in cui credete. Magari perderete come me tante battaglie, ma vincerete quella che si ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio. A testa alta».

Dopo la decisione del rinvio a processo Salvini ha confidato di essere sereno: «Lo sapevo. Sono assolutamente tranquillo e orgoglioso di quello che ho fatto. E lo rifarò appena tornato al governo. Come è stato difendersi in Senato? Surreale». In mattinata aveva parlato anche la senatrice Giulia Bongiorno, che aveva raccomandato al leghista di non farsi provocare: «Qui nessuno di noi può scavalcare i giudici. Quello che non è chiaro è che da un lato c’è un ministro e sull’altro piatto della bilancia c’è il potere giudiziario. Ma la legge dice che quando ci sono questi due poteri, ci vuole un terzo giudice. In questo momento siamo noi senatori, i giudici. O capiamo questo o non abbiamo capito nulla. Dovete solo chiedervi se l’atto è stato compiuto nell’interesse pubblico, non se corrisponde all’interesse politico del governo». E rivolgendosi a Salvini: «Prenda un altro avvocato, più autorevole di me. Un avvocato che ha detto: Noi della presidenza del Consiglio abbiamo lavorato perché bisogna ricollocare e poi consentire lo sbarco. Ecco, in relazione alla Gregoretti, queste sono le parole del presidente del consiglio, avvocato Giuseppe Conte».

il giornale.it

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