Simpatizzanti dello Stato islamico minacciano Roma

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Poche ore fa è stata diffusa sulla rete una nuova vignetta in cui si minaccia Roma, Washington e la Necropoli di Giza.

Non si tratta di una minaccia ufficiale dello Stato islamico. La vignetta rientra nelle produzioni pro-Is, Isis-linked group o Isis-aligned group. Ricordiamo che non c’è alcun collegamento tra i media operative del nucleo centrale dell’organizzazione terroristica ed i simpatizzanti dei gruppi pro-Is. E’ il solo messaggio dello Stato islamico tramite i suoi canali Idra (al-Naba, Islamic State ed Amaq del Central Media Diwan) ad avere l’autorità necessaria per innescare i distaccamenti o consacrare le loro operazioni per attacchi pianificati e su larga scala. Tuttavia nella maggior parte delle minacce on line, tale distinzione non sempre è stata rilevata. Questa non è una guerra informatica, ma di contenuti.

Questa è la nostra contro propaganda

Sigla pro-Is: Al-Abd Al-Faqir

La vignetta in cui si minaccia Roma, Washington e la Necropoli di Giza è stata realizzata da Al-Abd Al-Faqir, organizzazione indipendente dallo Stato islamico. Lo scorso settembre, Al-Faqir ha ottenuto una discreta popolarità pubblicando sui diversi canali Telegram utilizzati dai simpatizzanti dello Stato islamico il video Story of a Mujahid: Abu Muhammad al-Adnani. Un cartone animato di cinque minuti in cui si celebra la vita del noto terrorista al-Adnani, eliminato in un raid statunitense nell’agosto del 2016. Lo scorso novembre, Al-Faqir ha pubblicato alcune vignette in cui si minacciava Papa Francesco e si invocavano attacchi biologici contro l’Occidente.

L’importanza di Abu Muhammad al-Adnani

Adnani è stato molto più di un semplice portavoce

Il siriano Taha Subhi Falaha noto con lo pseudonimo Abu Mohammad al-Adnani, è stato uno dei primi membri della diramazione irachena di al Qaeda in Iraq. Pupillo di Abu Musab al-Zarqawi ed erede designato di Abu Bakr al-Baghdadi, è stato nominato emiro dello Stato islamico in Siria all’inizio del 2013 dopo la separazione del gruppo con il Fronte Nusra, ex affiliazione siriana di al Qaeda. Si ritiene che quando al-Adnani annunciò la formazione del califfato nel giugno 2014, fosse l’unico siriano della leadership dello Stato islamico.

Abu Mohammed al-Adnani ha diretto i reparti speciali del gruppo come la quwat khas e l’Emni, unità d’infiltrazione ed intelligence dello Stato islamico. L’Emni, sotto la guida di al-Adnani, aveva il compito di garantire la sicurezza interna del Dawla (parola araba per lo stato) e proiettare il terrore all’estero. Gli elementi dell’Emni hanno guidato tuti i principali attentati avvenuti in Occidente come Parigi e Bruxelles. Cellule Emni sono state identificate in Austria, Germania, Spagna, Libano, Tunisia, Bangladesh, Indonesia e Malesia. Nelle intenzioni di al-Adnani, l’Emni avrebbe dovuto creare un bacino globale di terroristi da inserire e guidare nella loro rete internazionale. L’uomo era noto anche per le sue doti oratorie. Il portavoce dello Stato islamico, ucciso il 30 agosto del 2016 in un raid aereo degli Stati Uniti, nella primavera del 2014 annunciò una direttiva rivolta ai militanti sparsi nel mondo: “Quanti non sono in grado di realizzare un IED, potranno sempre spaccare la testa dei crociati con una pietra, macellarli con un coltello o travolgerli con l’auto”.

Proprio al portavoce dello Stato islamico si deve la prima reinterpretazione della teologia islamica. Al-Adnani ha gettato le basi della nuova mentalità radicale islamista sostenendo la liceità e la natura obbligatoria della jihad nel Ramadan, definito il “mese di conquista”. Nel suo primo discorso, Abu Mohammed al-Adnani ha decontestualizzato le classiche prescrizioni del Corano per garantire un supporto religioso ad omicidi e missioni di martirio.

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Fuoco d’artiglieria contro il Colosseo e la Casa Bianca

Così come avvenuto per altre opere simili (ufficiali e non) pubblicate sulla rete in questi anni, procediamo con l’analisi della vignetta. Come abbiamo già rilevato si tratta di una produzione non ufficiale dello Stato islamico. Nonostante la promozione sul campo, i media operative dei gruppi pro-Is sono stati consacrati a mujaeddin dallo stesso al-Baghdadi, i simpatizzanti non possiedono alcuna autorità per abilitare i distaccamenti di sicurezza.

Le sigle simpatizzanti non possiedono l’autorità per utilizzare i loghi ufficiali dello Stato islamico. Ad esempio le sigle pro-Is possono porre il logo dello Stato islamico sulle loro vignette, ma non la scritta Islamic State a corredo. Per non incorrere in smentite (così come avvenuto per i Mondiali di Russia, mai minacciati dallo Stato islamico), i simpatizzanti devono rispettare alcune regole. Solo le produzioni ufficiali possono fregiarsi dei simboli Islamic State. La vignetta in cui si minaccia Roma, Washington e la Necropoli di Giza porta il simbolo di Al-Abd Al-Faqir. L’opera rientra nel filone apocalittico. Quei dettagli della Casa Bianca in rovina, ad esempio, provengono dalla serie tv Life After People. Banali quei meteoriti con tanto di scia infuocata che dovrebbero essere scambiati per colpi d’artiglieria, nonostante il jihadista sia dal lato opposto. Artwork che si possono tranquillamente scaricare dalla rete. I terroristi hanno appreso che una buona resa grafica conferisce credibilità e profondità digitale alla minaccia. Le precedenti minacce rivolte contro il Vaticano ad esempio non sono state prese in considerazione dai media occidentali poiché di bassissima qualità. Urgono in ogni caso dei protocolli di esposizione per evitare che le vignette dei simpatizzanti possano essere elevate a minacce ufficiali dello Stato islamico.

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Artwork e foto apocalittiche sono spesso utilizzate da terroristi e simpatizzanti come l’ultima vignetta su Parigi che, purtroppo, sta ottenendo una certa risonanza in queste ore sui media inglesi. Perchè attenzioniamo questa vignetta il cui valore grafico è molto scarso? Perchè il contenuto è concepito per i giovani. Al-Abd Al-Faqir, infatti, dallo scorso 10 ottobre pubblica sulla rete il magazine Youth of the Caliphate.

Youth of the Caliphate, il magazine per la gioventù jihadista

L’opera, giunta al quarto numero, è concepita per il reclutamento dei giovani nel tentativo di ampliare la portata geografica degli attacchi dello Stato islamico. Grafica e contenuti di Youth of the Caliphate sono calibrati per la gioventù jihadista occidentale. Linguaggio semplice ed immediato, il mensile funge da cassa di risonanza per tutte le produzioni, ufficiali e non, ritenuti compatibili con il pubblico di riferimento. In Youth of the Caliphate si incoraggiano i musulmani che vivono in Occidente a compiere attacchi contro i crociati. Nel magazine anche consigli come nella rubrica Media jihad, in cui si consiglia ai giovani di acquistare uno smartphone o un laptop da utilizzare esclusivamente per le attività jihadiste online. L’obiettivo di Youth of the Caliphate è quello di dare nuova linfa a quel falso piano globale del terrore che non esiste. Nonostante la promozione a mujahideen effettuata dallo Stato islamico, il ruolo dei simpatizzanti è praticamente irrilevante senza un’azione fisica di supporto che possa dare credibilità alle loro minacce.

L’obiettivo dei simpatizzanti pro-Is è chiaro: istigare ed ispirare qualcuno nel compiere un attacco contro uno dei possibili bersagli proposti come avvenuto per il filone parigino e newyorkese. I simpatizzanti invocano disperatamente un qualsiasi tipo di attentato che possa essere inconfutabilmente etichettato come tale. Una delle tecniche più subdole delle organizzazioni terroristiche è quella di dare un’illusione di coordinamento globale. Nella reinterpretazione teologica, la finestra temporale utile è sempre di ispirazione divina. Tuttavia appare evidente che tali vignette siano opera di soggetti senza alcun tipo di collegamento con il ramo principale.

Trasformare ogni tipo di fallimento in successo

La propaganda dello Stato islamico era inizialmente strutturata sulla immediata rivendicazione così da dare l’illusione di una portata globale. Una tattica che ha fatto molto presa in Europa. Tuttavia nel fallito attentato avvenuto il 15 settembre del 2017 all’altezza della stazione di Parsons Green, nella zona residenziale di Fulham, lo Stato islamico ha adattato la sua propaganda. L’episodio non è stato ignorato, ma lodato. La mancata deflagrazione dell’IED è stata accantonata, privilegiando le capacità del gruppo di colpire il Regno Unito per la quarta volta in sei mesi. E’ un’evoluzione che l’Occidente tarda a capire. I governi occidentali devono dedicare notevolmente più risorse alle comunicazioni strategiche ed alle operazioni di informazione volte a scardinare il nuovo impianto della strategia di narrazione dello Stato islamico. Se l’Occidente non riesce a prendere atto della transizione da organizzazione insurrezionale a rete terroristica clandestina, non sarà in grado di elaborare una efficace ed adeguata strategia. La propaganda è essenziale per la sopravvivenza dello Stato islamico sia come gruppo che come idea per coltivare quella profondità strategica digitale. È un meccanismo prezioso con il quale far valere l’acquiescenza nel suo proto-Stato ed un’arma penetrante con cui affermare la propria egemonia terroristica all’estero. Negli anni a venire, servirà come bandiera attorno alla quale i veri credenti del califfato si raduneranno, una volta perduti i territori.

il giornale.it

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