DECRETO SICUREZZA, NAPOLI E FIRENZE SEGUONO ORLANDO: CAPITO COME RISPETTANO LE LEGGI? SE NE FOTTONO ALTAMENTE

Con una semplice nota al capo dell’ufficio anagrafe ha scatenato la crociata contro il decreto sicurezza di Matteo Salvini. 

È quello che ha fatto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, chiedendo al dirigente del suo comune di non mettere in pratica le nuove norme che negano la possibilità di concedere la residenza a chi ha un permesso di soggiorno. Una decisione che il primo cittadino motiva in questo modo: “Si tratta di un provvedimento disumanoe criminogeno. Non posso essere complice di una violazione palese dei diritti umani, previsti dalla Costituzione, nei confronti di persone che sono legalmente presenti sul territorio nazionale”.

Il padre del dl Sicurezza, cioè Salvini, replica su facebook: “Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il sindaco sinistro pensa a fare ‘disobbedienza‘ sugli immigrati”.

Il Pd con Orlando – “Il nostro non è un atto di disobbedienza civile né di obiezione di coscienza, ma la semplice applicazione dei diritti costituzionali che sono garantiti a tutti coloro che vivono nel nostro paese. Non si possono togliere diritti a cittadini che sono in regola con la legge, solo per spacciare per ‘sicurezzà un intervento che puzza molto di razziale“, è la contro replica del sindaco. Che ha raccolto diversi sostenitori nella sua crociata contro il dl Sicurezza: soprattutto nei ranghi del Pd. “Mi sento vicino al sindaco Orlando, al suo impegno contro l’odio e capisco la sua fatica per porre rimedio a norme confuse scritte solo per l’ossessione di fare propaganda e che spesso producono caos, più diffidenza e insicurezza per tutti, dice il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, favorito nella corsa alla segreteria del Pd. “Il Pd Sicilia sta con il sindaco Leoluca Orlando. Palermo è una città culturalmente accogliente, non diventerà certo razzista per decreto”, dice il numero uno dei dem, Davide Faraone. Apre al sindaco di Palermo persino un antico nemico: il forzista Gianfranco Micciché. Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana ha intenzione di proporre “al Parlamento siciliano una giornata di dibattito sull’argomento. Nel frattempo, ho già provveduto a sentire il presidente della commissione Antimafia, Claudio Fava, per l’istituzione di una subcomissione sul fenomeno migratorio e sulla legislazione attinente.

I no da De Magistris a Nardella – Ma ad essere d’accordo con Orlando sono anche una serie di sindaci. “Ho schierato la mia città dalla parte dei diritti noi applichiamo le leggi ordinarie solo se rispettano la Costituzione repubblicana. È obbedienza alla Carta e non disobbedienza civile”, dice a Repubblica.it il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Si schiera anche Dario Nardella, sindaco di Firenze, che però non spiega nel dettaglio se intende o meno compiere gli stessi gesti del primo cittadino siciliano. “Firenze – dice – non si piegherà al ricatto contenuto nel decreto sicurezza che espelle migranti richiedenti asilo e senza rimpatriarli li getta in mezzo alle strade. Il fatto grave del decreto è che individua un problema ma non trova una soluzione”. Sulle stesse posizioni di Orlando, ovviamente, anche Mimmo Lucano, sindaco sospeso di Riace: “Bisogna disobbedire perché è un decreto contro i diritti umani e la dignità degli esseri umani”, sostiene Lucano.  Condivide il punto di vista politico di Orlando anche il primo cittadino di Parma, Federico Pizzaroti, che però fa notare: “Non è chiaro come faccia Orlando a chiedere agli uffici di non applicare una legge”.

Le norme contestate – In che modo, dunque, Orlando stopperà il dl sicurezza? Nel dettaglio la parte della legge che il sindaco di Palermo non applicherà è l’articolo 13 delle legge 132 stabilisce che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo costituisce sì un documento di riconoscimento, ma non basterà più per iscriversi all’anagrafe e quindi avere la residenza. In sostanza i comuni non potranno più rilasciare a chi ha un permesso di soggiorno la carta d’identità e i servizi, come l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale (quindi l’Asl) o ai centri per l’impiego, che verranno assicurati solo nel luogo di domicilio, visto che non c’è più la residenza, come un Centro di accoglienza straordinaria o un Centro permanente per il rimpatrio.

“Sospendere il dl Sicurezza a Palermo” – Orlando ha chiesto al responsabile dell’anagrafe di “approfondire tutti i profili giuridici anagrafici” che deriveranno dall’applicazione della norma, ma, in attesa di questo approfondimento, scrive il sindaco “impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica”. Alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi umanitari, i cittadini stranieri non potranno più iscriversi all’anagrafe; ma la norma colpisce anche iminori non accompagnati i quali hanno tutti il permesso di soggiorno per motivo umanitari, e gli stranieri che hanno il permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

“Decreto disumano e criminogeno” – “Siamo davanti ad un provvedimento disumano e criminogeno. Disumano perché eliminando la protezione umanitaria trasforma il legale in illegale ed è criminogeno perché siamo in presenza di una violazione dei diritti umani e mi riferisco soprattutto ai minori che al compimento del 18/mo anno non potranno stare più sul territorio nazionale”, ha detto Orlando che ha organizzato una conferenza stampa per spiegare la sua posizione.  “Ci sono migliaia, centinaia di migliaia di persone che oggi risiedono legalmente in Italia, pagano le tasse, versano contributi all’Inps e fra qualche settimana o mese saranno ‘senza documentì e quindi illegali. Questo significa incentivare la criminalità, non combatterla o prevenirla”, ha commentato. “È certo, l’ho già detto più volte, che su alcuni temi, il rispetto dei diritti umani fra questi, il Sindaco di Palermo ha una visione ed una cultura diversa da quella del Ministro dell’Interno – continua il primo cittadino – ma qui siamo di fronte ad un problema non solo ideologico ma giuridico, non si possono togliere diritti a cittadini che sono in regola con la legge, solo per spacciare per ‘sicurezzà un intervento che puzza molto di ‘razziale”.

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