I giudici legalizzano i centri sociali occupati: “Ok se socialmente utili”

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Niente più sgomberi di edifici pubblici occupati dai Centri sociali, se chi vi si insedia svolge «attività di utilità sociale».

Lo ha deciso la Corte di Cassazione, respingendo con una sentenza depositata il 10 agosto scorso, il ricorso della Procura di Santa Maria Capua a Vetere, che chiedeva il sequestro del centro sociale «Tempo Rosso», nel Casertano, i cui attivisti – che hanno occupato l’ex macello comunale – si dicono da anni impegnati nella «lotta all’inquinamento della Terra dei fuochi».

Una sentenza destinata a far scalpore, perché i supremi giudici bocciano gli sgomberi di edifici pubblici occupati da associazioni se queste per anni hanno portano avanti le loro iniziative con «l’acquiescenza» del proprietario dell’immobile, che in questo come in molti altri casi è il Comune, «ingenerando» nelle persone che occupano «il convincimento» della «legittimità dell’occupazione», anche «attraverso atti positivi, come il pagamento dell’utenza relativa al consumo di energia elettrica dell’immobile», di cui si è fatto carico il Comune.

La seconda sezione penale della Cassazione ha dunque confermato l’archiviazione delle accuse, tra le quali quella di occupazione abusiva, imbrattamento (per i murales) e omissione di lavori in edificio pericolante per dieci attivisti, otto uomini e due donne. Il Comune, si legge nel dispositivo, «aveva prestato ventennale acquiescenza alla occupazione, sostanzialmente legittimandola, e impedendo la configurazione del reato».

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Una sentenza «molto pericolosa» ma al tempo stesso un «campanello d’allarme» per i Comuni che «tollerano occupazioni abusive», spiega Corrado Sforza Fogliani, avvocato cassazionista e presidente del Centro studi di Confedilizia. «Evidentemente la Cassazione ha ritenuto che gli accusati fossero stati indotti in errore dal Comune, che non solo tollerava ma consentiva l’occupazione. A questo punto, le amministrazioni che, come in questo caso, incentivano l’occupazione pagando addirittura le utenze utilizzate dagli occupanti, sanno di correre il rischio di provocare danni erariali al proprio ente». E quindi, sottolinea Sforza Fogliani, la sentenza può servire di ammonimento: «Gli amministratori pubblici dovranno stare bene attenti, in futuro, a tollerare o incoraggiare simili occupazioni abusive, perché questo può determinare l’estinzione del reato e quindi protrarre l’occupazione». L’aspetto positivo, aggiunge l’avvocato, è che la sentenza riguarda esclusivamente gli edifici pubblici: «Una pronuncia del Tribunale di Roma del 2017, infatti, stabilisce che lo Stato è passibile di condanna se non mette a disposizione la forza pubblica per risolvere i casi di occupazione abusiva».

Esulta intanto il Centro sociale casertano: «Nella provincia del malaffare, del deserto ambientale e sociale, e dell’ipocrisia istituzionale, essere Tempo Rosso è per noi la nostra maniera di esistere e resistere qui, a testa alta e senza mai fare un passo indietro», annuncia via Facebook. E agli ermellini plaude l’esponente di Leu Paolo Cento: «La sentenza riconosce finalmente il valore sociale e pubblico di molti di questi spazi sottratti al degrado. Il no agli sgomberi nei casi riconosciuti di valore pubblico delle proprie attività richiede ora – conclude – uno stop immediato al piano di sgomberi annunciato dal ministro Salvini». IL GIORNALE.IT

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