Giovanni Toti si fa il suo partito per il 2010: si chiamerà Movimento arancione

Mentre a Roma Forza Italia si occupa prevalentemente di Rai, a Genova Giovanni Toti lancia il suo movimento. E la sua ricandidatura. «Siamo in grande anticipo, ma lo dico: nel 2020 mi ripresenterò come presidente della Liguria. Quando rilasceremo questa Regione a chi ci seguirà, non sarà più quella che era prima, grigia e triste, ma sarà esempio di competizione, merito e capace di cambiare», ha annunciato alla convention “Vivaio Liguria”, dove ha lanciato il movimento arancione di liste civiche di centrodestra che «è collaterale ai partiti».

Il movimento arancione, ha spiegato l’ ex Direttore di Studio Aperto, è «una grande esperienza civica che potrà dare tanto al centrodestra italiano in termini di proposta politica e di classe dirigente poiché gli “arancioni” saranno una forza in grado di attrarre il mondo civico, liberale e moderato. L’ obiettivo primario sono le regionali del 2020, il resto, si vedrà strada facendo, o, meglio ancora, coltivando il vivaio».

A Genova Toti ha riunito sindaci, amministratori, assessori, parlamentari e simpatizzanti. C’ erano, ha spiegato, «tutti coloro che non si riconoscono direttamente in nessun partito politico tradizionale, ma che si sentono convintamente di centrodestra». Sono intervenuti i referenti regionali dei partiti della coalizione Sandro Biasotti (Fi), Edoardo Rixi (Lega), Matteo Rosso (FdI), Andrea Costa (Area Popolare) e anche i sindaci di Genova, Marco Bucci, Savona, Ilaria Caprioglio, e Spezia, Pierluigi Peracchini.

«Il movimento non è alternativo ai partiti», ci ha tenuto a precisare il governatore ligure, «se i partiti sono l’ ossatura della nostra coalizione, gli arancioni saranno il tessuto connettivo, la muscolatura che tiene insieme le ossa».

Anche nella Capitale ci sono movimenti nel centrodestra. La Lega si struttura, i gruppi per Salvini premier nascono in Campidoglio, Città Metropolitana e in sette Municipi. L’ obiettivo è arrivare alle prossime Amministrative a eleggere il primo sindaco leghista di Roma. Il Carroccio, rispetto al passato, ha fatto registrare un incremento importante nei consensi, soprattutto nelle periferie più difficili come Tor Bella Monaca. Le basi del progetto risalgono al 4 marzo, quando il partito registrò un inaspettato boom di consensi nella Capitale con picchi nelle periferie più complicate.

Al momento però i leghisti rinforzano la truppa degli eletti accettando adesioni dagli altri partiti. Nell’ Assemblea capitolina il gruppo di Salvini conta su un unico aderente, il consigliere Maurizio Politi, ex Fratelli d’ Italia. Arriva da Ddi anche Fabrizio Santori. Che annuncia i prossimi passi della Lega romana: «Nasceranno gruppi anche in altri sette Municipi, per un totale 11 consiglieri», che andranno ad aggiungersi a quelli già presenti in due circoscrizioni.

Il governo gialloverde non condizionerà le alleanze del Carroccio in Campidoglio. La collaborazione tra Salvini e Di Maio non sarà riproposta a livello locale: «Siamo e rimaniamo all’ opposizione, perché contro l’ amministrazione peggiore che Roma abbia mai avuto non si può fare altrimenti», spiega Politi, «sarà comunque un’ opposizione costruttiva e propositiva per il bene della città come abbiamo sempre fatto».

A livello nazionale il centrodestra è in una fase abbastanza critica. Su sponde diverse per via dell’ adesione leghista al governo, Berlusconi e Salvini si sono tornati a divedere sulla vicenda delle nomine Rai. Fi può far pesare il suo voto in Vigilanza per fermare le decisioni prese dal governo. Giorgia Meloni però si smarca. E annuncia che voterà la proposta dell’ esecutivo: «Io non ho condiviso il metodo, dico la verità, il metodo che è stato adottato finora con il cambiamento ha poco a che fare. Però voglio dire una cosa: essere sovranisti in Italia non è un reato, e non accetto veti su qualcuno che la pensa in modo diverso dalla sinistra»

 

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