Marcello Veneziani archivia il M5s: “Esploderanno quando si parlerà di bioetica”

«La Lega di Salvini ha una direzione. Un orientamento politico, se vogliamo anche ideologico. Sa dove puntare».

I grillini?
«Sono degli imprenditori di malcontento. Hanno trasformato la scontentezza generale in proposta politica. Non hanno temi identitari. Salvini chiude i porti? L’unico tema che Di Maio è riuscito a opporre è l’invidia sociale. Dice: colpiamo le pensioni oltre i cinquemila euro. La Lega ha una linea, il M5s va random. Allora, al di là delle capacità mediatiche di Salvini, è gioco facile per il Carroccio prevalere sugli alleati». Marcello Veneziani, giornalista, saggista e intellettuale di riferimento di una destra ormai diffusa, prova a trovare un senso alla coalizione gialloverde.

I Cinquestelle sono una forza antisistema. Quanto dureranno al governo?
«Il loro elemento coagulante è l’essere contro i poteri costituiti, ma nel momento in cui diventano loro stessi il potere perdono la loro forza. Ora cercano il nemico all’estero. L’Europa. E questo è l’unico collante tra loro e Salvini».

Salvini ha scelto la sicurezza, Di Maio il lavoro. È stato più furbo il primo? 
«Sono entrambi temi che possono avere ricadute negative. Il più esposto però è Di Maio. Chiudere i porti è difficile, ma è a costo zero o quasi. Il reddito di cittadinanza, invece, è una misura che comporta una copertura economica imponente. Servirebbe una rivoluzione fatta di tagli e patrimoniali. I grillini hanno scelto la strada più rischiosa».

L’ala sinistra dei Cinquestelle ha una crisi di rigetto verso i toni e le proposte di Salvini. 
«Il Movimento è una coalizione di risentimenti. Non trova motivi di coagulo in positivo. E finora non abbiamo ancora visto nulla. Mi chiedo cosa succederà quando sarà scoperchiato il grande tema della bioetica. Finora su questo argomento non si sono ancora cimentati perché il contratto di governo non lo prevede. Il giorno che accadrà sarà deflagrante per i grillini. Avrebbero bisogno di una leadership carismatica che attualmente non hanno. Vivono ancora l’effetto-entusiasmo della vittoria e la residua sensazione dell’essere diversi, ma non so quanto durerà questo patrimonio ereditato».

Intanto la Lega scavalca M5S nei sondaggi. 
«È una tendenza oramai in atto, il problema è vedere quanto durerà. Sappiamo quanto si è velocizzata l’opinione pubblica nei suoi cambi di orientamento. Ed è una cosa pazzesca. Siamo di fronte a un elettorato che io chiamo “psicolabile”, ogni tre mesi cambia scena. Oggi Salvini è all’apice. Un passo falso e rischierebbe di trovarsi con metà dei consensi».

Intanto, però, è riuscito a prendersi la leadership del centrodestra. 
«Si è preso il campo. Più con temi populisti che di centrodestra. La Lega è una forza di destra popolare e semi radicale che è andata riposizionandosi. Per cui Salvini non ha ereditato il centrodestra, ma qualcos’altro di non ben definito. Io credo il leader della Lega abbia la duttilità per rientrare nel centrodestra. Ma al momento è in atto un processo di sostituzione, lo schema bipolare del passato non c’è più».

 

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